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8 agosto 2008

OLTREPO'--OASI NATURALI--

 

GARZAIA DELLA ROGGIA TORBIDA

La Garzaia della Roggia Torbida, fra le garzaie riconosciute dalla Regione Lombardia, è l'unica situata nell'Oltrepo Pavese. E' delimitata dalla strada Bottarone - Salice Terme, dalla ferrovia e dalla Roggia Torbida e vede la presenza, oltre che degli aldeidi, della faina e del topolino della risaia che costruisce tipici nidi a palla, appesi alla vegetazione palustre.
Scarica la scheda informativa completa.
info file: 326 Kb .zip>.doc

PARCO NATURALE LE FOLAGHE

Il Parco Naturale "Le Folaghe" è ubicato nel Comune di Casei Gerola. Il parco si estende su di una superficie di circa 70 ettari, caratterizzato da cave di argilla ormai dismesse; le più profonde delle quali, allagate dall'acqua di falda, si sono trasformate in laghetti, diventati un rifugio sicuro per molte specie animali, di Uccelli in modo particolare, richiamati dall'ambiente umido così "invitante" per l'abbondante pesce introdotto nelle acque dei laghetti.
Scarica la scheda informativa completa.
info file: 311 Kb .zip>.doc




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8 agosto 2008

OLTREPO'--OASI NATURALI--

 

PARCO PALUSTRE DI LUNGAVILLA

Il parco palustre di Lungavilla, a circa 10 Km. da Voghera, è stato realizzato nel 1984 dopo la chiusura delle cave per l’allagamento della falda acquifera sottostante. È visitabile in ogni periodo dell’anno. È popolato dall’oca selvatica e la trota, mentre la tinca, la carpa, il pesce gatto e la scardola sono autoctone. Il permesso di pesca viene rilasciato dall’Associazione Pescatori Sportivi del posto. Nel parco, inoltre, sono presenti ben 70 specie di uccelli e 20 tra mammiferi, anfibi e rettili.
Scarica la scheda informativa completa.
info file: 311 Kb .zip>.doc




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8 agosto 2008

OLTREPO'--OASI NATURALI--

 

GIARDINO BOTANICO DI PIETRA CORVA

Il giardino alpino di Pietra Corva si trova a 950 metri di altitudine sulla pendice nord-ovest del monte omonimo, una delle vette maggiori della catena montuosa dell’Oltrepo Pavese ed è compreso nel Comune di Romagnese.

La località è raggiungibile facilmente da Pavia, Piacenza, Genova e Alessandria. Ideatore e realizzatore del giardino botanico Alpino è stato il dr. Antonio Ridella, veterinario condotto deceduto nel 1984, aiutato dal suo collaboratore Cesare Soffritti, che volle collezionare specie tipiche di vegetazione e di flora delle zone più elevate delle catene montuose, attribuendo molta importanza all’aspetto tecnico-colturale. Le specie presenti hanno origini varie e i gruppi più rappresentati sono quelli di Alpi, Appennini, Pirenei e Ande. Molti visitatori sono attratti non tanto dal significato botanico quanto dalla bellezza dei colori, delle vistose fioriture e dallo splendore vegetativo che si manifestano nei mesi di maggio e giugno. Scarica la scheda informativa completa. info file: 374 Kb .zip>.doc

Il Giardino Bot. di P. Corva
1° filmato 2.8 Mb 2° filmato 3.7 Mb 3° filmato 3.1 Mb




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7 agosto 2008

OLTREPO'-FRUTTA & DOLCI OLTREPADANI-

Frutta e verdure
Pelosini, o pesche selvatiche, maturano appena prima della vendemmia e sono di dimensioni ridotte e dal sapore amaro. I pelosini, che devono il loro nome alla peluria che ne riveste la buccia, sono ottimi per preparare confetture e da sciroppare.
Castagne. Se ne trovano molte nell'Oltrepò Pavese montano. Un alimento da sempre presente nella tradizione gastronomica oltrepadana (vedi anche boiocche): vengono usate nella preparazione dei dolci (la patona, una sorta di castagnaccio), ma anche nelle paste ripiene.
Frutta. Non solo vigneti in Oltrepò Pavese ma anche alberi da frutta: tra i prodotti più tipici le mele di Soriasco (renette ma anche di antiche varietà) e le pesche di Volpedo, gialle, nella tradizione cotte al forno.
Mostarda di Voghera. Ricetta di provenienza ligure, viene fatta risalire alla necessità di mantenere la frutta per lunghi periodi sulle navi. Il procedimento di preparazione deriva dagli spagnoli; approdato a Voghera e subito adottato, il suo uso verrà consolidato, verso la metà di questo secolo, da alcuni industriali di Cremona.
Peperone di Voghera. Carnoso, saporito, il peperone di Voghera, rosso, verde o giallo, viene usato nella preparazione di risotti e di salsine che accompagano le carni bollite (bagnet di peperoni). Vengono utilizzati anche per la peverada, una sorta di peperonata.

Oltre ai tipici formaggi di alta collina, che discendono dalle tome piemontesi, si segnala il furmag cui saltarei, formaggio vaccino stagionato con i vermi: si racconta che, durante i mercati, le forme esposte sui banchi camminassero! Nonostante non esista una vera e propria tradizione locale, vanno segnalati anche alcuni emergenti allevamenti caprini che propongono formaggi di grande qualità. Siras. Ricotta di pecora, avvolta in tele che ne conferivano la classica forma a cono, un tempo veniva venduta in giornata dai figli dei pastori che stanziavano in zona. Il Nisso di Menconico, formaggio di lunga stagionatura, chiamato anche il "formaggio che salta o che brucia" dal sapore piccante, composto di latte di vacca e pecora, e gli squisiti formaggi di pecora.

Dolci
Ciambelle. Dette anche brasadè, costituiscono il dolce tipico della zona; ogni comune ne vanta l'invenzione e l'originalità della ricetta. Le più conosciute sono le ciambelle di Staghiglione - Borgo Priolo -, ottenute con impasto per dolci non lievitato, e quelle di Broni, preparate con un impasto di pane leggermente dolcificato e, una volta ben cotte, chiuse ad anello. Si conservano diversi giorni. Un tempo le bambine le portavano come collane.Torta di mandorle. Torta di mandorle specialità dell'Oltrepo Pavese, in particolare famosa quella di Varzi. Torta San Contardo. Specialità tipica del paese di Broni, creata in onore del Santo Patrono del paese, San Contardo, pellegrino padovano morto poi nel paese locale.

Inoltre, nel bosco, tra castagni, larici, querce e pini si trovano porcini, ovuli e poi tartufi bianchi e neri. Da notare inoltre che i tartufi bianchi più profumati e pregiati vengono trovati dai tartufai in pianura, addirittura fin contro agli argini del fiume Po.

In questi ultimi anni anche il miele può essere considerato a pieno titolo un prodotto tipico. Un prodotto locale naturale che non subisce trattamenti termici, estratto mediante la sola centrifugazione. Il miele prima di essere riposto in vasetti, viene immagazzinato nelle cellette dei favi e lasciato decantare in appositi contenitori. E' altamente energetico con elevate caratteristiche qualitative. Fonte di zuccheri semplici, è ricco di enzimi, vitamine, sali minerali e oligominerali.




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7 agosto 2008

OLTREPO'-- GASTRONOMIA--

SALUMI
Salame di Varzi.
Uno degli insaccati più tipici di carne cruda di suino lavorato nel nord Italia è il salame di Varzi. E'ottenuto dalla macinazione a pasta grossa di carne e grasso suino, con l'aggiunta di sale,pepe nero in grani,noce moscata e aromatizzato con un infuso di aglio e vino rosso . Viene insaccato in budello legato stretto. Il peso non è inferiore ai 700 g. Durante Il periodo di stagionatura, minimo 6-7 mesi, le muffe ricoprono il budello. Al taglio si presenta di un colore rosso vivo inframmezzato dal bianco del grasso. E' un tipico insaccato della Valle Staffora.
Salame tradizionale. E' uno tra i salami più conosciuti, deriva da un impasto di carne suina e bovina macinato fine "a grana di riso". E' insaccato in crespone suino o anche, data la sua produzione su larga scala, su tutto il territorio nazionale, in budello sintetico.E' un prodotto di dimensioni notevoli,che pesa 3-4 kg. La stagionatura è tra le più lunghe nel settore dei salumi e prevede uno sviluppo di muffe sul budello.
Cacciatorino dell'Oltrepo Pavese. Salamini di piccolo formato lunghi da 15 a 20 cm con un diametro di 3-4 cm e un peso di circa 70-90 g ciascuno. La composizione dell'impasto è variabile a seconda delle zone; la stagionatura è breve (15-20 giorni). L'impasto è insaccato nel torto di manzo e la legatura è fatta utilizzando spago piccolo, in modo da dividere un cacciatorino dall'altro e formare file da 6- 12 pezzi.
Cotechino. È il classico piatto di recupero delle parti del maiale meno nobili, che era difficile riuscire a vendere. Viene bollito e servito caldo.
Zampone .Stesso concetto del cotechino, cioè un ghiotto modo per recuperare le parti del maiale meno nobili: lo zampone è uno dei piatti beneaugurali che non può mancare al Cenone di San Silvestro.
Lardo. Il Lardo e la schiena del suino. Il migliore deve superare i 5 cm di spessore al taglio fresco. Si conserva sino all'anno, ricoperto di sale, al fresco e in luoghi asciutti. La pestata di lardo era il condimento principe. Molto simile per composizione e preparazione al pesto modenese, viene usato oggi per insaporire le minestre di verdura; spalmato sul miccone fresco è l'aperitivo storico dei raduni paesani.
Coppa dell'Oltrepo Pavese insaccato ottenuto con la coppa di suini di razze idonee ingrassati con prodotti locali. Per l'assoluta assenza di conservanti chimici è essenziale la stagionatura nelle tipiche cantine del territorio. Nel valutare il livello qualitativo di una coppa, grande attenzione va prestata al grado di umidità del budello naturale in cui è insaccato il salume Se la stagionatura si è svolta in un ambiente troppo umido si potrà notare sul budello una patina superficiale. Viceversa, se è avvenuta in un ambiente troppo secco, si può riscontrare al taglio, sulla fetta, una differenza di tonalità di colore e quindi un effetto di chiaroscuro. In alcuni casi si possono riscontrare anche fenditure all'interno oppure ossidazione delle parti grasse, a scapito del profumo e del sapore.

 

 

Non bisogna dimenticare infatti che il sapore della coppa è determinato in particolare dalla gradualità e dalla durata della stagionatura (meglio se lenta, comunque compresa tra i due e i quattro mesi, a seconda delle tipologie).
Maiale. Anche nella tradizione dell'Oltrepò del maiale non si butta via nulla: finisce in salumi e le parti meno nobili in altre preparazioni. È il caso dei marubè, frittelle di sanguinaccio, e della frittura di carnevale dove venivano consumati tutti i "resti" dell'animali
Pancetta. Salume tipico dell'area piacentina, prodotto nella zona di confine con l'Oltrepò, la pancetta viene fatta stagionare in cantine adatte (dalle caratteristiche ben precise) anche per due o tre anni. Nel caso della pancetta, la caratteristica qualitativa da tenere più sotto controllo è costituita dalla morbidezza. Inoltre, va valutato con attenzione l'aspetto del grasso: come già nei prosciutti, più il grasso è bianco, migliore risulta la qualità complessiva della pancetta. Un altro elemento da considerare è quello della maggiore o minore presenza di sale: se risulta in eccesso, rischia seriamente di rovinare il sapore del salume. Il difetto più frequente da controllare (soprattutto nella pancetta coppata) è quello delle fessurazioni, determinate da una scarsa coesione tra grasso e magro e presente soprattutto nella testa e nella coda della pancetta.


Bollito Misto altro piatto di origine piemontese, generalmente servito il giovedì. È composto dal gerretto di bue, biancostato di bue, codino di vitello e, a volte, il ginocchietto e la testina di vitello. Viene solitamente accompagnato con la mostarda di Voghera, un bagnetto di peperoni (sempre di Voghera) o cosparso di sale grosso. Dolcebrusco, salsina che insaporiva le carni fredde bollite, in particolare quelle degli animali da cortile. La ricetta tradizionale è a base di zucchero, aceto rosso d'uovo, fegatini e, quando c'erano, aringhe e capperi. Gallina Ripiena, tipico piatto natalizio della cucina oltrepadana. Il ricco ripieno – un impasto di pane grattugiato, uova, prosciutto, grana – costituiva la ricchezza del piatto. Miccone, pane stradellino di origine, da sempre adottato dall'Oltrepò come simbolo dei fornai. È un pane di circa 1 kg, ben cotto all'esterno e soffice all'interno; l'impasto viene preparato 48 ore prima, utilizzando il "crescente", parte di impasto accantonata per far da base ai lieviti. La micca non è un pane condito. Conservato in luogo sano e fresco, si mantiene per più giorni, tanto che nelle cascine era tradizione panificare soltanto un giorno alla settimana. Consumato fresco è di grande piacevolezza e scarsissima resa, da qui il proverbio "pane fresco e legna verde conducono alla povertà. Risumata, dolce altamente energetico ottenuto montando i tuorli con lo zucchero e aggiungendo vino bianco aromatico fino a ottenere una consistenza bevibile. Schita, acqua, farina, strutto e latte: è la ricetta della schita, frittella che accompagnava i salumi locali.

 




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7 agosto 2008

...E TORNIAMO IN OLTREPO'... ;-))

LA VIA DEL SALE

La Via del Sale “lombarda”, considerando nel particolare il territorio dell’Oltrepo pavese, si addentrava nella Valle Staffora all’altezza di Voghera e raggiungeva agevolmente l’abitato di Varzi. Di qui in poi i sentieri e le mulattiere portavano verso Sud e, attraversando il Monte Bogleglio e il Monte Chiappo, giungevano prima al Monte Antola e poi a Torriglia. Da questo centro, punto di raccordo delle Vie del Sale emiliane, lombarde e piemontesi, il cammino continuava facilmente fino a Genova.
A partire dal Medioevo sino al XIV secolo il territorio appenninico pavese fu interessato dalle potenti famiglie feudatarie, prime fra tutte quella dei Malaspina; questi Signori, in accordo con la città di Pavia, intensificarono gli scambi commerciali, garantirono il flusso delle merci e imposero un sistema di tasse e di gabelle per il passaggio lungo in loro territorio: le tasse venivano richieste ai viandanti in cambio di sicurezza e di protezione.
Proprio con l’apertura ufficiale di questa via verso il mare, Varzi diventò centro commerciale di grande rilevanza: da piccolo centro abitato divenne paese di grande importanza, arricchito di nuove costruzioni, dotato di castello e cinto da mura per offrire un sicuro albergo ai commercianti. Si moltiplicarono così i negozi, i magazzini e i depositi per le merci in transito, aumentarono i gabellieri per la riscossione dei tributi. Il sale rappresentò l’elemento di rilancio per il commercio di tutta la zona.

 




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6 agosto 2008

NOTA DEL REDATTORE

Tutte le notizie su castelli e chiese dell'Oltrepo' che vi ho finora inflitto vostro malgrado, miei cari, sono tratte da www.oltrepopavese.com

Non penserete che sia finita qui, vero?   ;-))




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6 agosto 2008

OLTREPO'-SANTUARIO DELLA PASSIONE-

SANTUARIO DELLA PASSIONE DI TORRICELLA VERZATE. "Aedificata supra firmam petram" recitano le scritte poste in chiave agli archi delle cappelle laterali della chiesa di Santa Maria di Torricella Verzate. L"edificio venne infatti innalzato, senza fondamento, direttamente sull"emergenza rocciosa, d"origine vulcanica che domina la valle del Verzate. E' un luogo davvero suggestivo l"insieme costituito dalla chiesa parrocchiale e dalle Cappelle della Via Crucis. Emozionante - è quasi un colpo di teatro l"incontro, dopo l"erta salita, con la chiara e

lineare facciata della chiesa inquadrata dalle Cappelle e interessante, sotto il punto di vista devozionale, naturalmente, ma non meno sotto quello storico-artistico. Il Santuario della Passione di Torricella, chiesa parrocchiale intitolata alla Natività di Maria Vergine, è uno dei Santuari più antichi dell"Oltrepo. Sorge sulla collina dalla quale già dominava in epoca medievale il castello, del quale sono ravvisabili tracce nei resti delle mura che corrono intorno al complesso, nonché del ponte levatoio,ancora oggi ben visibile all"inizio della strada dei Dolori della Vergine. Sul luogo della chiesa settecentesca esisteva già, nel secolo XVI, una chiesa intitolata a Santa Maria, della quale possono essere ravvisate tracce delle mura nella cripta dell"attuale tempio, da poco restaurata (agli ultimi anni Novanta risalgono anche i lavori di sistemazione di vari locali, tra i quali il tetto della chiesa, il muretto di cinta, la canonica) dove oggi è stata collocata una scultura lignea raffigurante la Vergine, rinvenuta in un sottoscala nel 1996. La fabbrica per la costruzione dell"attuale chiesa fu aperta nel 1764: il terreno destinato alla nuova edificazione era quello già occupato dalla rocca medievale, donato all"allora parroco Filippo Montagna da Benedetto Ardengo Folperti, magistrato comunale di Pavia. I lavori furono ultimati nel 1770. I diversi restauri condotti nel corso del Novecento hanno in parte modificato la fisionomia dell"edificio, il cui interno è caratterizzato da decorazioni a stucco, senza tuttavia modificarne sostanzialmente la struttura architettonica, che si presenta con pianta a croce greca con corti bracci laterali. La struttura della chiesa (al cui interno si conserva un organo realizzato dalla Ditta Lingiardi), affiancata dal campanile, si completa con due locali posti a destra e a sinistra del presbiterio, adibiti a sacrestia; la casa parrocchiale, che s"innesta direttamente nell"edificio, mostra tracce dell"edificazione precedente. Ognuna delle Cappelle ospita un gruppo scultoreo raffigurante, a grandezza naturale, un episodio della Passione di Cristo: sono complessivamente 52 le opere, realizzate in ceramica policroma dall"artista Pietro Ferroni di Arosio, attivo tra la fine del secolo XVIII e gli inizi del XIX.
Nel 1877 Papa Pio IX concesse a chi la visita nove anni di indulgenza per ciascuno dei 28 gradini salito con devozione, in ginocchio. Infine è da sottolineare che il ricco complesso del Santuario che si completa con la presenza delle sette cappelle rappresentanti i dolori della Vergine, edicole, un tempo tutte affrescate, realizzate nel 1880, sorge in prossimità di un bosco che ne accresce la bellezza.




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6 agosto 2008

OLTREPO'-FORTUNAGO

 

FORTUNAGO. L'oratorio, costruito attorno alla metà del XVII secolo, deve la sua attuale fisionomia a tre principali fasi ricostruttive che ne hanno alterato l'originario impianto. L'interno dell'edificio ha mantenuto in maggior misura la sua antica fisionomia. La navata è divisa in due campate da coppie di semipilastri costituiti dall'aggregazione di due paraste su cui si impostano volte a botte. Analoga copertura presenta il presbiterio che ha conservato l'originario dossale in stucco dell'altare maggiore e la tela raffigurante S. Antonio da Padova con il Bambino . Nella parete sinistra si apre una cappella dedicata alla Vergine Addolorata.

FORTUNAGO LA CHIESA PARROCCHIALE. La chiesa che oggi vediamo è frutto della ricostruzione operata a partire dalla fine del Cinquecento di un precedente edificio di culto medievale, forse gotico, i cui resti sono visibili nel presbiterio e nella sacristia attuali.

La facciata è scandita in tre settori da quattro lesene reggenti un timpano triangolare al cui centro è l'immagine di S. Giorgio e il drago, datata 1936. La lunetta ospita un affresco con l' Annunciazione della Vergine Maria su cui è ancora leggibile la scritta: ECCLESIA PAROCHIALIS S. GEORGI FORTUNAGHI ANNO DOMINI 1644. L'interno della chiesa è scandito in tre navate da coppie di pilastri quadrangolari cui sono aggregate quattro paraste reggenti capitelli dorici. A sinistra dell'ingresso alla sacristia è la nicchia contenente la reliquia di S. Ponzo la cui realizzazione è collocabile nel secondo quarto del XVII secolo. L'altare maggiore, in stucco dipinto a finto marmo, rivela caratteristiche squisitamente settecentesche. Le navate laterali, divise in quattro campate coperte da volte a crociera, ospitano gli altari minori. A destra dell'ingresso principale è l'altare di S. Carlo che ospita una tela datata 1626....




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6 agosto 2008

OLTREPO'-PIEVE DI SAN GERMANO-VARZI

 

Chiesa dei Cappuccini - Antica Pieve di S. Germano - Varzi . La prima Pieve della valle Stàffora fu senz’altro quella di Varzi, costruita non molto tempo dopo la morte di S. Germano, vescovo di Auxerre (in Borgogna), avvenuta nel 448 d.C. a Ravenna. La leggenda vuole che il corpo del santo, durante la traslazione nella località d’origine, sia transitato per Varzi.

L’emozione creata da questo passaggio indusse gli abitanti, qualche tempo dopo, a dedicargli la pieve. Al di là di quello che può essere avvenuto, la certezza che nel 702 d.C. una pieve esisteva già in Varzi ci proviene dal cronista dell’epoca Marciano Ambrogio, il quale, tra le altre pievi della diocesi di Tortona, cita Ecclesia Sancti Germani oppidi Vartii.

Nel secolo successivo, e precisamente nell’883, la pieve di Varzi faceva parte della diocesi di Piacenza, come risulta dal privilegio che l’imperatore Carlo III, detto "il grosso", su richiesta del Sommo Pontefice Marino, concedeva. Nel 1160 la chiesa di Varzi dipendeva dal monastero di S. Colombano di Bobbio.




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