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16 dicembre 2009

MAGICI MAGICI GATTI

AI gatti piacciono di più i Metallica o Chopin? Tra rock e classica i felini preferiscono di gran lunga la musica scritta, diretta ed eseguita appositamente per le loro orecchie pelose. Niente suoni per umani dunque, alcuni mammiferi reagiscono emotivamente solo all'ascolto di composizioni per animali. Nasce così il progetto Music for Cats di David Teie, violoncellista americano della National Symphony Orchestra, che in coppia con Charles T. Snowden, psicologo della University of Wisconsin, ha realizzato una suite di brani dedicati al mondo dei felini. E il New York Times l'ha addirittura inserita tra le "top idea" del 2009.

Cinguettii, movimenti che ricordano il fruscio delle foglie, cadenze ripetute che evocano il rimbalzo di una palla e ritmo incalzante, anche la musica dei gatti deve rispondere a precise regole di composizione armonica. Si va dalle "kitty ditties", ovvero composizioni per gattini, alle "cats ballads", ballate per gatti, fino alle "feline airs", arie feline. Tre stili diversi per sonorità ma soprattutto per finalità: le prima sono rapide e giocose e incorporano alcuni versi animali che stimolano l'interesse dei gatti; più riposanti le ballate che sfruttano il fruscio, che ai gatti evocherebbe il suono dell'allattamento, proprio come fa il pedale della batteria nella riproduzione del battito cardiaco della musica umana. Infine le arie sono dedicate alle emozioni più contrastanti come la gioia e il dolore che vengono attivate nell'ascoltatore attraverso la riproduzione del suono delle fusa, simile al mugolio degli umani.

 http://tv.repubblica.it/copertina/musica-per-gatti-2/40364?video

http://tv.repubblica.it/copertina/musica-per-gatti-2/40364?video

Animali - Gatti (1)Animali - Gatti (105)Animali - Gatti (106)Animali - Gatti (120)

Animali - Gatti (13)Animali - Gatti (133)Animali - Gatti (3)




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2 settembre 2009

OH SISSISSISI.....

 

Non c'è bisogno delle parole

Dai corvi alle scimmie molti animali si rivelano più intelligenti di noi

Giorgio Vallortigara

UNIVERSITA’ DI TRIESTE
Spesso si suppone che esista una qualche relazione tra parole e pensieri, però la natura precisa di questa relazione è in larga misura ignota. Vi sono approcci diversi a questo problema, ma la strategia che perseguo è studiare le creature che, pur comunicando tra loro in modo sofisticato, non hanno nulla di analogo al linguaggio verbale: gli altri animali.

Che cosa sono capaci di fare? Ci sono limitazioni - e di che natura - su quel che si può pensare in assenza di linguaggio?

Sappiamo che gli animali privi di linguaggio fanno cose complicate. Un esempio riguarda il concetto di numero. Abbiamo sperimentato che i pulcini appena nati sanno fare aritmetica elementare. Se confiniamo un pulcino in una scatola trasparente, dalla quale vede sparire una pallina dietro un pannello e quattro palline dietro un secondo pannello, e poi spostiamo due palline da un pannello all'altro, il pulcino, soggetto all'«imprinting» anche nei riguardi di oggetti artificiali come le palline, una volta liberato, andrà dove ci sono più palline. Riuscirà a comportarsi così anche dopo una serie di esperimenti ripetuti, spostando un numero diverso di palline. Ciò significa che ci sono animali capaci di memorizzare e compiere semplici operazioni sul numero di oggetti senza capacità linguistiche né parole per designare i numeri.

Un altro esempio riguarda l'utilizzo degli strumenti. La nostra specie li fabbrica e li usa, ma non è l'unica. Il corvo della Nuova Caledonia costruisce con foglie e bacchetti piccole lance e uncini per catturare le larve nei buchi degli alberi. Alcuni corvi, portati in laboratorio e muniti di un pezzo dritto di filo di ferro, realizzano spontaneamente un uncino con cui sollevare un secchiello pieno di vermi. Nessuna scimmia antropomorfa lo fa e persino nella storia evolutiva umana questa capacità è sorta di recente.

Se il nostro «essere speciali» nel contare e usare strumenti è una questione di grado, che cosa ci offre la facoltà del linguaggio che non dà alle altre specie? Prima conviene riflettere sul problema inverso: sulla possibilità, cioè, che le parole e il linguaggio ci abbiano sottratto qualcosa. Può essere, infatti, che il cervello sia un «gioco a somma zero»: dato che il numero di neuroni è limitato, se lo si impegna per sviluppare certe abilità, forse lo si sottrae allo sviluppo di altre abilità.

Un esempio che illustra bene questo punto riguarda ancora i numeri. Uno scienziato giapponese ha addestrato uno scimpanzé a premere sullo schermo di un calcolatore una serie di numeri in sequenza, distribuiti a caso. L'animale riesce senza difficoltà nel compito. Non sembra avere problemi nemmeno quando, dopo aver pigiato il primo numero, alcune mascherine coprono gli altri. Lo scimpanzé riesce a ricordare sulla base della propria memoria a breve termine la posizione di tutti i numeri. Negli esseri umani solo alcuni bimbi molto piccoli presentano una capacità simile, che però scompare con l'acquisizione delle abilità linguistiche. Forse la possibilità di svolgere il compito come lo scimpanzé è il prezzo da pagare per avere la parola.

In che cosa, dunque, il linguaggio ci rende speciali? Come noi, anche galline, piccioni e pesci sembrano capaci di risolvere i cosiddetti test di «inferenza transitiva» (se A è più alto di B, e B è più alto di C, allora A è più alto di C), forse perché queste capacità logiche sono importanti nei contesti sociali. Se in un pollaio giunge un individuo sconosciuto, che vince la lotta con il membro più forte, i membri deboli non si confronteranno con il nuovo arrivato, poiché ne deducono subito la propria inferiorità. Questa è quasi certamente la ragione per cui gli animali, non solo le galline, hanno queste capacità logiche sofisticate: perché servono in un contesto sociale.

Secondo me, quello che rende speciali gli esseri umani non è la capacità di risolvere problemi, ma la capacità di comunicare agli altri quello che abbiamo pensato. A questo serve il linguaggio. Un giorno arriva nella tribù un individuo nuovo e io osservo le stesse cose che ha visto la gallina, ma non le voglio tenere per me, voglio dire a un mio parente o a un mio amico di non combattere con il nuovo arrivato, perché le ha suonate al capotribù.

Il linguaggio ci offre la possibilità di condividere socialmente conoscenze come queste, esplicitando processi di pensiero per comunicarli agli altri e segnando un'enorme differenza nell'evoluzione della nostra specie. Molti strumenti che ci circondano, come i libri, le scuole e le biblioteche, non sarebbero possibili senza il linguaggio.

Questo è ciò che il linguaggio ci ha dato, al prezzo di qualcosa che forse ci ha tolto.

www.La Stampa.it




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20 aprile 2009

SIMON'S CAT

 http://www.youtube.com/watch?v=w0ffwDYo00Q


http://www.youtube.com/watch?v=4rb8aOzy9t4


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7 aprile 2009

ANIMALI?

Quegli angeli a 4 zampe che salvano vite

In campo in Abruzzo anche una cinquantina di unità cinofile arrivate da tutta Italia



Un pastore tedesco impegnato nelle ricerche di superstiti a Tempera (Ansa)

Un pastore tedesco impegnato nelle ricerche di superstiti a Tempera (Ansa)

MILANO - Si infilano senza timore negli anfratti e nelle fessure più strette, passando fra una trave e un cumulo di macerie. E con il loro fiuto sono in grado di indicare con precisione il punto in cui vi sono persone sepolte che devono essere tratte in salvo. Le drammatiche immagini del terremoto in Abruzzo hanno portato in evidenza anche loro, gli «angeli» a quattro zampe, i cani da catastrofe che in queste situazioni si rivelano più utili di qualunque strumento di rilevazione elettronica.

SQUADRE MOBILITATE - Sono molti, i cittadini di L'Aquila e dei piccoli comuni devastati dal sisma, che probabilmente devono la loro vita a Yuri, Laka, Athos e alle decine di altri cani che in queste ore hanno affiancato i soccorritori nell'opera di salvataggio. Fin dalle ore immediatamente successive ai crolli, sono state una sessantina le unità cinofile impegnate sul campo, dislocate tra il capoluogo e gli altri centri dove sono stati registrati crolli di edifici. La protezione civile e le altre organizzazioni scese immediatamente in campo - dalla Forestale alla Croce Rossa, passando per carabinieri, polizia, guardia di finanza e corpi militari - hanno mobilitato le proprie squadre di ricerca, ben sapendo che la rapidità in questi casi è fondamentale nel decretare le possibilità di successo. E' proprio in questi frangenti che l'uomo ha bisogno di affidarsi al suo più fedele amico, capace di arrivare dove lui mai non potrebbe, e di percepire segnali, suoni e odori che diversamente non sarebbero colti.

CONNUBIO UOMO-CANE - Le unità cinofile impiegate in Abruzzo provengono dalla Lombardia, dal Lazio, dalla Toscana dal Veneto e da diverse altre regioni e sono organizzate perlopiù dall'Ucis (Unità cinofile italiane da soccorso), l'organizzazione che raccoglie i diversi gruppi istituzionali e di volontari sparsi sul territorio nazionale. Ogni unità è composta da un cane e dal suo conduttore, che formano un connubio inscindibile, basato soprattutto sulla fiducia reciproca e su una certa capacità di confidenza e di intesa. E' da questa specialissima relazione a due che scaturisce quella sincronia che si rivela spesso determinante nelle situazioni più difficili, quelle in cui si lotta contro il tempo.

NON SERVE IL PEDIGREE - Le razze che vengono utilizzate sono le più diverse: pastori tedeschi, labrador e golden retriever, collie, pastori del Belgio. Per particolari situazioni, come le ricerche in caso di valanghe o in acqua, vengono impiegati anche cani di grossa stazza, come i San Bernardo o i terranova. Ma nelle situazioni in cui il cane affianca l'uomo nelle ricerche, non è indispensabile avere un pedigree: sono diversi i casi di cani impiegati dalle forze dell'ordine che si sono rivelati validi «agenti» pur essendo dei meticci e, in alcuni casi, degli ex trovatelli adottati in un canile o recuperati nel corso di operazioni contro il traffico di cuccioli.

UN GIOCO CHE SALVA VITE - Ed è proprio quando gli animali sono cuccioli che inizia l'addestramento. Come se fosse un gioco: i cani vengono abituati a trovare oggetti, a muoversi su terreni impervi, a utilizzare l'olfatto. Ogni volta che un esercizio viene compiuto nel migliore dei modi, l'animale viene gratificato. E così è indotto a ripeterlo e a farlo sempre meglio. Il gioco diventa via via più difficile e più specializzato. Fino a che l'addestramento - che può durare tra un anno e mezzo e i due anni - sarà completato e il cane, ormai diventato adulto, sarà da quel momento un valido alleato nell'aiuto alle popolazioni in difficoltà.

Alessandro Sala
07 aprile 2009
www.corriere.it




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17 febbraio 2009

PIU' CONOSCO GLI UOMINI, PIU' AMO LE BESTIE

 

Cane decorato per aver dato
la vita nel salvare un bambino

Il Jack Russel George ha ricevuto la medaglia d'oro della PSDA, massima onorificenza per animali

SYDNEY
Nel 2007 aveva sacrificato la vita per salvare il padroncino di quattro anni dall’attacco di due pitbull in Nuova Zelanda,  e oggi questo cagnolino è stato insignito della più alta onorificenza per animali, la medaglia d’oro dalla PDSA ( maggiore associazione inglese di protezione animali), equivalente della George Cross.
Il premio è stato per la prima volta assegnato fuori dai confini britannici.

George, questo il nome del coraggioso Jack Russell terrier, aveva permesso al bambino di scampare all’aggressione dei due pericolosi pitbull, scagliandosi contro di loro, ma soccombendo nell’assalto. L’intervento di un motociclista di passaggio, che era riuscito a separare i cani, non era bastato a salvare la vita di George, poi soppresso a causa delle gravissime ferite riportate.

Il padrone di George, Alan Gay, ha ricevuto la medaglia d’oro dal governatore generale neozelandese Anand Satyanand in una cerimonia nel municipio della cittadina rurale di Manaia, all’esterno del quale si trova una statua dell’impavido cane. «Sono contento che George abbia ricevuto il premio, ma sarebbe stato più bello averlo qui», ha detto Gay. «Se non ci fosse stato lui, forse mio figlio non sarebbe qui».

da La Stampa.it


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14 febbraio 2009

...E NON SOLO...

 Prove di intelligenza:
mulo batte cavallo.

Testardo ma dotato: riconosce cerchi, croci e quadrati

di DANILO MAINARDI

I muli, ben lo sapevano i nostri alpini, e non solo, sono straordinari per resistenza alla fatica
, forza, rusticità e capacità di percorrere sentieri impervi sfidando senza tema i precipizi. Battono ampiamente, per queste qualità, cavalli e asini. E ciò non è leggenda ma un fatto, ormai accertato e anche piuttosto generalizzabile, che i genetisti denominano «eterosi» o «lussureggiamento degli ibridi». Attenzione però, perché gli ibridi devono essere sempre, obbligatoriamente, di prima generazione. Ed ora, dato che il mulo è tornato inaspettatamente alla ribalta per nuove qua-lità, vediamo di capire il perché dell'interessante fenomeno dell'eterosi. Quando, negli anni cinquanta, sorsero i primi grandi allevamenti industriali di polli, gli allevatori erano soliti acquistare da ditte specializzate pulcini d'origine ibrida eccellenti sì in quanto tali, ma che poi non valeva la pena far riprodurre perché la loro progenie non dava un risultato altrettanto buono. E ovviamente chi li vendeva si guardava bene dal mettere in circolazione le razze da cui quei pulcini derivavano. Lo stesso, parallelamente, succedeva con i mais ibridi, che pian piano soppiantarono le nostre vecchie varietà, eccellenti ma meno produttive. Gli effetti dell'eterosi si spiegano, in linea di massima, così: con l'addomesticamento molti dei geni dominanti presenti nei progenitori dei domestici vennero sostituiti da geni recessivi diversi da razza a razza. Ebbene, incrociando tra loro due razze domestiche succede che i geni recessivi propri dell'una vengano resi silenti dai dominanti dell'altra, e viceversa.

E così, nei loro ibridi di prima generazione, ma solo in essi, s'assommano tutti gli effetti positivi dei geni dominanti delle due razze. Lo stesso Darwin, d'altronde, che s'era dilettato ad incrociare differenti razze di colombi, già s'era accorto che quegli ibridi «regredivano » a uno stato di quasi-selvaticità perdendo buona parte degli orpelli che tanto piacevano agli allevatori. Quasi che la selezione naturale garantisse qualità più concrete di quelle che la mente umana talora fantasiosamente prediligeva. In tutto ciò sta la spiegazione dell'eterosi. Tornando al mulo, c'è innanzitutto da dire che, essendo un ibrido interspecifico e pertanto sterile, non può che essere di prima generazione. Resta comunque il fatto che, anche il mulo, altro non è che il prodotto dell'incrocio di due animali domestici. Un asino e una cavalla, come tutti sanno.

Quanto al nuovo «lussureggiamento » scoperto, sorprendentemente riguarda le capacità intellettive, risultate anch'esse superiori a quelle del cavallo e dell'asino. Ciò è quanto hanno dimostrato Leanne Proops, Faith Burtdeen e Britta Ostham delle Università del Sussex e di Canterbury e pubblicato, col titolo Mule cognition: a case of hybrid vigour, sull'ultimo numero di «Animal Cognition».. L'esperimento è consistito nel verificare, in muli, cavalli e asini, le capacità di abbinare simboli visivi (quadrati, croci, cerchi ecc.) all'ottenimento di una rimunerazione (una carota). Ebbene, le due specie pure e il loro ibrido hanno tutte dimostrato di saper apprendere a discriminare tra simboli, presentati a coppie, di cui solo uno garantiva la rimunerazione.

I muli, però, hanno veramente surclassato ( outperformed) sia i cavalli che gli asini mostrando, a parità di condizioni, prestazioni decisamente superiori e, comunque, risultate ad un'analisi statistica altamente significative. E ciò è senza dubbio un'evidente prova del loro lussureggiamento anche mentale. Le autrici informano che questo è il secondo caso noto, dopo i topi, di «eterosi intellettiva». Quanto al mulo, mi pare bello e utile concludere riproponendo la splendida ed ora ancor più suggestiva frase che Peter e Jean Medewar scrissero nel loro delizioso saggio intitolato «Da Aristotele a Zoo»: «La proverbiale cocciutaggine dei muli non va attribuita a niente di più profondo del loro uso da parte di persone abitualmente insensibili agli animali e indifferenti al loro benessere ».
da Corriere.it


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4 febbraio 2009

A ME NON SEMBRANO MICA TANTO INTENZIONATI A INSEGNARE LA PACE...GUARDA CHE FACCIA DA CATTIVO QUELLO DI DESTRA...

 
FOTOGALLERY LAZAMPA.IT    (3/2/2009)
Shalom e Salam insegnano la pace in Israele


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9 dicembre 2008

PER NON PARLARE DEI GATTI. UNO DI QUESTI GIORNI VI POSTERO' LA FOTO DELLA MIA MICIONA NAUSICAA, DETTA MICIA-MICIA ;-))

I cani sono gelosi dei loro padroni


«Sono in grado di provare emozioni complesse e non sopportano le ingiustizie»


Il cane è il miglior amico dell’uomo. Ed è anche molto geloso del suo padrone. Secondo una ricerca, gli amici a quattro zampe non amano che “mamma e papà” offrano il loro affetto ad altri animali, in particolare ad altri cani, e reagiscono in modo negativo quando in casa ci sono degli “intrusi”. Gli psicologi credono che gli animali non possano provare emozioni come la gelosia, proprio prechè privi di quel senso che permette di avvertire queste emozioni complesse. Alcuni studi ritengono che fido sia  in grado di manifestare solo sentimenti istintivi come rabbia o gioia.

Il Dott. Friederike Range, dell'Università di Vienna, però, non la pensa così. «I cani hanno uno spiccato senso della giustizia e quando percepiscono di essere trattati ingiustamente, allora, diventano gelosi», ha detto lo studioso.  «I cani - ha aggiunto- mostrano una forte avversione all'ingiustizia». Il Dott. Paul Morris, psicologo delll'Università di Portsmouth che studia le emozioni animali, ha detto al Sunday Times: «Stiamo imparando che cani, cavalli e forse anche altre specie sono molto più complessi dal punto di vista emotivo di quanto non pensassimo. Sono in grado di sentire emozioni più complicate, proprio come i primati».

I padroni, interrogati dal Dott. Morris,  hanno raccontato di tutti i comportamenti gelosi dei loro animali domestici. Quando portavano a casa un nuovo fidanzato, i loro  amici tendevano a distoglierli dalle prime fasi della relazioni proprio perché “pazzi di gelosia”. Ma allora cosa possiamo fare per non ferire gli amici a quattro zampe? Gli esperti del comportamento suggeriscono di mantenere, il più possibile, le abitudini dell’animale soprattutto quando ci sono degli ospiti in casa, un nuovo compagno o un figlio in arrivo.
da La Stampa.it


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29 novembre 2008

AMORE

Se scorrerete la pagina fin laggiù in fondo, cari i miei pettirossi dalle zampette smilze, vedrete un riquadrino in movimento che testimonia dell'amore che ogni essere umano degno di questo nome dovrebbe portare agli animali. Che hanno un cuore, un'anima, una sensibilità e un desiderio di essere amati uguali a quelli di noi bipedi, a volte acefali. La mia miciona nera Nausicaa, per dire, è capace di tenerezze affettuosissime, pur essendo una testona e una permalosona.  ;-))
http://www.youtube.com/watch?v=v_O-erTRUzs

 

 



                                                  

 
 
 




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13 novembre 2008

I RAGNI SONO DELLE MENTI. SMETTETELA DI BUTTARLI FUORI CASA ;-))

Trovata la formula della ragnatela

Identificati tutti i componenti (7 tipi di seta) della tela e il loro esatto bilanciamento

(Ap)
(Ap)

REGNO UNITO - Le ragnatele sono costituite da uno dei materiali più robusti al mondo, addirittura più resistente dell'acciaio (più precisamente fino a quattro volte più forte dell'acciaio e tre volte più elastico del kevlar). Si può immaginare quindi l'interesse dell'uomo per questo tessuto, simile alla seta, e gli infiniti utilizzi e applicazioni che potrebbe avere. Eppure fino a oggi nessuno è riuscito a riprodurre la struttura esatta dei filamenti secreti dagli aracnidi.

SETTE TIPI DI SETA - Da anni gli scienziati del britannico Oxford Silk Group sono specializzati proprio nell'identificazione completa di chimica, ecologia ed evoluzione di questo materiale. E nuove scoperte sono arrivate grazie ai potenti microscopi a disposizione del team. I ragni producono sette tipi differenti di seta, ciascuno costituito da diverse strutture proteiche e proprietà meccaniche, ottimizzate per le varie funzioni a cui le tele sono destinate. C'è ad esempio la seta per la struttura base della ragnatela, quella per disegnare le spirali e un'altra più resistente per gli ancoraggi, una forma più dura per creare i sacchi in cui raccogliere le uova e via dicendo. I filamenti vengono generati da un gel liquido, costituito da proteine solubili e contenuto nelle ghiandole addominali dell'animale, che una volta secreto si solidifica in una fibra solida.

 

IL SUPER MICROSCOPIO - Gli scienziati, grazie alla stazione Isis 1, hanno identificato tutti gli ingredienti della ricetta e conoscono il bilanciamento esatto delle quantità che porta alla creazione della tela di ragno. Ma alla formula manca ancora qualcosa per poter riprodurre una ragnatela perfetta. Secondo il Dottor Chris Holland la chiave sta nelle condizioni ambientali che portano il gel a passare dallo stato liquido a quello solido. Qui entra il gioco la nuova stazione di studio Isis 2: il super microscopio, grazie a una maggiore definizione di scansione delle molecole, può mostrare in che modo le proteine della seta si aggregano e finalmente svelare il trucco custodito dai piccoli animaletti. Questi studi, che per ora sono solo nella fase iniziale, permetteranno la riproduzione in laboratorio del materiale che costituisce le ragnatele, che potrà successivamente essere utilizzato per creare nuovi tipi di impianti biomedici e tessuti hi-tech, con cui si potranno produrre ad esempio armature flessibili a prova di proiettile.
da Corriere.it




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