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20 gennaio 2010

NE ABBIAMO PARLATO QUESTA MATTINA IN ASSEMBLEA D'ISTITUTO

20 gennaio 1942 -

Seconda guerra mondiale: I Nazisti alla conferenza di Wannsee presso Berlino decidono di risolvere la questione ebraica con la soluzione finale

La Conferenza di Wannsee fu un convegno al quale parteciparono 15 alti ufficiali nazisti, per decidere come attuare la "Soluzione finale della questione ebraica" (Endlösung der Judenfrage). L'incontro si tenne il 20 gennaio 1942 in una villa sulla riva del lago Wannsee a Berlino. L'ordine per l'avvio della conferenza fu dato dal Reichsmarschall Hermann Göring su proposta di Hitler
.

Il termine "soluzione finale della questione ebraica" (in lingua tedesca Endlösung der Judenfrage) fu usato dai nazionalsocialisti a partire dalla fine del 1940, dapprima per definire gli spostamenti forzati e le deportazioni ("evacuazioni") della popolazione ebraica che si trovava allora nei territori controllati dalla Wehrmacht, poi, dall'agosto del 1941, per riferirsi allo sterminio sistematico della stessa, che oggi viene comunemente chiamato Olocausto. Questo eufemismo serviva da una parte a mimetizzare il genocidio verso l'esterno, dall'altra per una giustificazione ideologica, come se davvero si risolvesse un problema di portata mondiale.

NON OLOCAUSTO, MA SHOAH

Nella parola Shoah, voce biblica che significa “catastrofe, disastro”, è implicito che quanto è accaduto non ha alcun significato religioso, contrariamente a ciò che richiama il termine olocausto, spesso usato, che rinvia a un’idea di sacrificio di espiazione. La Shoah è piuttosto un genocidio, ovvero un’azione criminale che, attraverso un complesso e preordinato insieme di azioni, è finalizzata alla distruzione di un gruppo etnico, nazionale, razziale o religioso.

www.binario21.org


 




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9 gennaio 2010

...QUESTO NON LO SAPEVATE...QUESTO NON LO SAPEVATE...

Le Agonalia o Agonia erano delle festività romane.

Tale festività cade quattro volte l'anno e ogni volta è dedicata ad una divinità diversa: il 9 gennaio a Giano, il 17 marzo a Marte, il 21 maggio a Veiove e l'11 dicembre a Sole Indigete. La celebrazione consisteva nel sacrificio di un ariete nero nella Regia da parte del re dei sacrifici e questo ha fatto desumere che si trattasse di una festa molto antica e molto importante, in quanto in origine è probabile che fosse celebrata dallo stesso re di Roma. La tradizione romana attribuiva infatti l'istituzione di tali festività a Numa Pompilio.

Etimologia

Già gli antichi ignoravano l'etimologia del nome della festa e facevano varie supposizioni, molte delle quali sono riportate da Ovidio nel I libro dei Fasti:

  • il sacerdote che esegue il sacrificio chiede sempre il consenso al suo gesto dicendo: "agone"? ("posso agire?")
  • gli animali per il sacrificio non vengono docilmente ma sono spinti con la forza (agantur)
  • anticamente si chiamava Agnalia, senza una lettera
  • la vittima trema vedendo il coltello del sacrificio e "terrore" in greco si dice agoonía
  • nei tempi antichi in questa data si facevano dei giochi (in lingua greca, Agon)
  • nei tempi antichi il bestiame si chiamava agònia

Altre etimologie sono state proposte da Festo:

  • Dal nome delle vittime, che si chiamavano agoniae, dal verbo agere "fare, spingere, condurre.
  • Dal nome del gioco agonium, così detto perché il luogo dove si teneva non aveva angoli (a-gonion in greco).
  • Si è pensato anche che il nome di Agonius indicasse il dio che presiedeva alle cose da fare, e che la sua festa si chiamasse Agonalia.
  • Dal nome dei colli, che un tempo si sarebbero chiamati agones, da cui agonia sacrificia per indicare i sacrifici che si tenevano sulla cima di essi; secondo festo, infatti, a Roma il monte Quirinale si chiamava Agonus e la porta Collina Agonensis.

Comunque molte di queste etimologie sembrano ruotare intorno al verbo latino ago, "agisco".


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www.digilander.libero.it




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5 gennaio 2010

AFFAIRE DREYFUS

5 gennaio1895 - Affare Dreyfus:
l'ufficiale francese Alfred Dreyfus viene ingiustamente degradato e condannato all'ergastolo sull'Isola del diavolo nella Guyana, per presunto spionaggio a favore della Germania. Verrà scagionato solo nel 1906.
 

L'affare Dreyfus fu uno scandalo politico che divise la Francia per molti anni sul finire del XIX secolo.

Contesto storico

La Francia della Terza Repubblica si trovava all'indomani della Guerra Franco-Prussiana lacerata al suo interno dal contrasto tra i repubblicani e i monarchici. La minaccia di un colpo di stato era incombente, tant'è che nel 1877 ci fu un tentativo da parte del generale Patrice de Mac-Mahon allora presidente della repubblica, appoggiato dall'esercito e dal clero. Sventato il colpo di stato, dal 1879 al 1899 furono al potere i repubblicani moderati. Le forze reazionarie comunque molto forti si coagularono attorno al ministro della Guerra Georges Boulanger (da cui il nome di boulangisti).

L'Affaire

La degradazione di Alfred Dreyfus

Il caso scoppiò nel 1894, in seguito al presunto tradimento di Alfred Dreyfus, un ufficiale di artiglieria dell'esercito francese, ebreo-alsaziano. Accusato di spionaggio a favore della Prussia, fu convocato per un'ispezione generale dal Generale Auguste Mercier il 13 ottobre e in seguito arrestato dal colonnello Armand du Paty de Clam il 15 ottobre dello stesso anno. L'epilogo della vicenda giudiziaria, avvenne dopo un processo svoltosi a porte chiuse tra il 19 e il 22 dicembre, in cui fu degradato e condannato ai lavori forzati. La cerimonia di degradazione viene attuata il 5 gennaio 1895 nel cortile della Scuola Militare: a Dreyfus vengono strappati i gradi e gli viene spezzata la spada di ordinanza, nonostante si dichiarasse innocente e patriota. Il caso fu riaperto nel 1896 dal colonnello Georges Piquart, nuovo capo dell'ufficio informazioni dello Stato Maggiore, il quale presentò ai suoi superiori una relazione nella quale dimostrava l'innocenza del capitano e accusava del fatto il maggiore Ferdinand Walsin Esterhazy, nobile di antichissima origine oberato dai debiti di gioco. Il colonnello Piquart fu rimosso dall'incarico e spedito in zona di guerra.

La risonanza

La pagina dell’Aurore con il famoso J’Accuse...! di Zola.

Il colonnello Piquart riuscì però ad avvertire il vicepresidente del senato Auguste Scheurer-Kestner dell'accaduto ed in contemporanea lo scrittore ebreo Bernard Lazar, amico di famiglia di Dreyfus, fece partire un'intensa campagna stampa a favore del prigioniero. Molti intellettuali radicali, per esempio Octave Mirbeau, aderirono alla campagna innocentista: l'episodio più famoso è quello dello scrittore Émile Zola che pubblicò il 13 gennaio 1898 sulla rivista letteraria Aurore (testata del leader radicale Georges Clemenceau) una famosa lettera al Presidente della Repubblica Félix Faure, intitolata J'accuse!.

Nelle parole dello storico Barbara W. Tuchman, si trattò di "one of the great commotions of history".

Lo Stato Maggiore rispose facendo arrestare Piquart, processando Zola per vilipendio delle forze armate e scatenando sui giornali nazionalistici una violenta campagna contro ebrei, democratici e liberali.

Il secondo processo, la Grazia e la riabilitazione

Nel 1898 Ferdinand Walsin-Esterházy venne allontanato dall'Esercito e confessò di aver contraffatto i documenti del caso per ordini superiori, stessa cosa che ammetterà un alto ufficiale, il colonnello Hubert J. Henry, prima di suicidarsi. Ferdinand Walsin Esterhazy si trasferì in Inghilterra, dove visse sino agli anni '20.

Dopo un ulteriore processo militare a Rennes, svoltosi in un'atmosfera pesantissima di pressioni e minacce a giudici ed avvocati, Dreyfus fu condannato a dieci anni per la bizzarra accusa di tradimento con attenuanti. In realtà, nel corso del processo era stata ampiamente dimostrata l'infondatezza delle accuse contro di lui, ma la Corte Militare subì forti pressioni dallo Stato Maggiore (seriamente compromesso da tutta la vicenda) affinché non annullasse la condanna precedente. Per risolvere la palese ingiustizia, che creò forti moti di protesta nell'opinione pubblica, il Presidente del Consiglio propose a Dreyfus l'escamotage della presentazione della Domanda di Grazia (che implicava però un riconoscimento di colpevolezza, nel caso in specie assolutamente infondato). Per tacitare la querelle, che tra molte tensioni politiche e sociali si trascinava ormai da lunghi anni, Dreyfus ed i suoi avvocati accettarono. Nel settembre 1899 Dreyfus sarà graziato dal Presidente della Repubblica Émile Loubet, venendo però pienamente riabilitato solo nel 1906. L'ingiusto, mancato computo nella sua carriera dei 5 anni passati senza colpe all'Isola del Diavolo gli avrebbe impedito l'accesso al ruolo dei gradi di Generale, ed anche per questo Dreyfus uscì dall'Esercito nel 1907.

Transitato nella Riserva, venne richiamato durante la Prima Guerra Mondiale, giungendo fino al grado di Colonnello. Émile Zola morì nel 1902, e qualcuno ha pensato che la sua morte possa essere stata provocata da una manomissione della sua canna fumaria ad opera di personaggi legati all'Affaire. Dreyfus subì un attentato (in cui rimase leggermente ferito) nel 1908, in occasione della cerimonia di spostamento delle ceneri di Zola al Panthéon.

Dreyfus visse sino al 1935, mentre in Germania prendeva potere il nazionalsocialismo.

fonte wikipedia




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3 gennaio 2010

3 GENNAIO 1925: IL FASCISMO DIVENTA DITTATURA

Il discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925 alla Camera

Signori!
Il discorso che sto per pronunziare dinanzi a voi forse non potrà essere, a rigor di termini, classificato come un discorso parlamentare.
Può darsi che alla fine qualcuno di voi trovi che questo discorso si riallaccia, sia pure attraverso il varco del tempo trascorso, a quello che io pronunciai in questa stessa Aula il 16 novembre.
Un discorso di siffatto genere può condurre, ma può anche non condurre ad un voto politico.
Si sappia ad ogni modo che io non cerco questo voto politico. Non lo desidero: ne ho avuti troppi.
L'articolo 47 dello Statuto dice:
"La Camera dei deputati ha il diritto di accusare i ministri del re e di tradurli dinanzi all'Alta corte di giustizia".
Domando formalmente se in questa Camera, o fuori di questa Camera, c'è qualcuno che si voglia valere dell'articolo 47. (vivissimi prolungati applausi. Moltissimi deputati sorgono in piedi. Grida di: "viva Mussolini!". Applausi anche dalle tribune).
Il mio discorso sarà quindi chiarissimo e tale da determinare una chiarificazione assoluta.
Voi intendete che dopo aver lungamente camminato insieme con dei compagni di viaggio, ai quali del resto andrebbe sempre la nostra gratitudine per quello che hanno fatto, è necessaria una sosta per vedere se la stessa strada con gli stessi compagni può essere ancora percorsa nell'avvenire. (Approvazioni; commenti).
Sono io, o signori, che levo in quest'Aula l'accusa contro me stesso. Si è detto che io avrei fondato una Ceka. Dove? Quando? In qual modo? Nessuno potrebbe dirlo! Veramente c'è stata una Ceka in Russia, che ha giustiziato senza processo, dalle centocinquanta alle centosessantamila persone, secondo statistiche quasi ufficiali. C'è stata una Ceka in Russia, che ha esercitato il terrore sistematicamente su tutta la classe borghese e sui membri singoli della borghesia. Una Ceka, che diceva di essere la rossa spada della rivoluzione.
Ma la Ceka italiana non è mai esistita.
Nessuno mi ha negato fino ad oggi queste tre qualità: una discreta intelligenza, molto coraggio e un sovrano disprezzo del vile denaro. (vivissimi, prolungati applausi).
Se io avessi fondato una Ceka, l'avrei fondata seguendo i criteri che ho sempre posto a presidio di quella violenza che non può essere espulsa dalla storia. Ho sempre detto, e qui lo ricordano quelli che mi hanno seguito in questi cinque anni di dura battaglia, che la violenza, per essere risolutiva, deve essere chirurgica, intelligente, cavalleresca. (Approvazioni).
Ora i gesti di questa sedicente Ceka sono stati sempre inintelligenti, incomposti, stupidi.
Ma potete proprio pensare che nel giorno successivo a quello del Santo Natale, giorno nel quale tutti gli spiriti sono portati alle immagini pietose e buone, io potessi ordinare un'aggressione alle l0 del mattino in via Francesco Crispi, a Roma, dopo il mio discorso di Monterotondo, che è stato forse il discorso più pacificatore che io abbia pronunziato in due anni di Governo? (Approvazioni). Risparmiatemi di pensarmi così cretino. (vivissimi applausi).
E avrei ordito con la stessa intelligenza le aggressioni minori di Misuri e di Forni? Voi ricordate certamente il discorso del 7 giugno. Vi è forse facile ritornare a quella settimana di accese passioni politiche, quando in questa Aula la minoranza e la maggioranza si scontravano quotidianamente, tantoché qualcuno disperava di riuscire a stabilire i termini necessari di una convivenza politica e civile fra le due opposte parti della Camera.
Discorsi irritanti da una parte e dall'altra. Finalmente, il 6 giugno, l'onorevole Delcroix squarciò, col suo discorso lirico, pieno di vita e forte di passione, l'atmosfera carica, temporalesca.
All'indomani, io pronuncio un discorso che rischiara totalmente l'atmosfera. Dico alle opposizioni: riconosco il vostro diritto ideale ed anche il vostro diritto contingente; voi potete sorpassare il fascismo come esperienza storica; voi potete mettere sul terreno della critica immediata tutti i provvedimenti del Governo fascista.
Ricordo e ho ancora ai miei occhi la visione di questa parte della Camera, dove tutti intenti sentivano che in quel momento avevo detto profonde parole di vita e avevo stabilito i termini di quella necessaria convivenza senza la quale non è possibile assemblea politica di sorta. (Approvazioni).
E come potevo, dopo un successo, e lasciatemelo dire senza falsi pudori e ridicole modestie, dopo un successo così clamoroso, che tutta la Camera ha ammesso, comprese le opposizioni, per cui la Camera si aperse il mercoledì successivo in un'atmosfera idilliaca, da salotto quasi (approvazioni), come potevo pensare, senza essere colpito da morbosa follia, non dico solo di far commettere un delitto, ma nemmeno il più tenue, il più ridicolo sfregio a quell'avversario che io stimavo perché aveva una certa crarerie, un certo coraggio, che rassomigliavano qualche volta al mio coraggio e alla mia ostinatezza nel sostenere le tesi? (vivi applausi).
Che cosa dovevo fare? Dei cervellini di grillo pretendevano da me in quella occasione gesti di cinismo, che io non sentivo di fare perché repugnavano al profondo della mia coscienza. (Approvazioni). Oppure dei gesti di forza? Di quale forza? Contro chi? Per quale scopo?
Quando io penso a questi signori, mi ricordo degli strateghi che durante la guerra, mentre noi mangiavamo in trincea, facevano la strategia con gli spillini sulla carta geografica. (Approvazioni). Ma quando poi si tratta di casi al concreto, al posto di comando e di responsabilità si vedono le cose sotto un altro raggio e sotto un aspetto diverso. (Approvazioni).
Eppure non mi erano mancate occasioni di dare prova della mia energia. Non sono ancora stato inferiore agli eventi. Ho liquidato in dodici ore una rivolta di Guardie regie, ho liquidato in pochi giorni una insidiosa sedizione, in quarantott'ore ho condotto una divisione di fanteria e mezza flotta a Corfù. (vivissime approvazioni).
Questi gesti di energia, e quest'ultimo, che stupiva persino uno dei più grandi generali di una nazione amica, stanno a dimostrare che non è l'energia che fa difetto al mio spirito.
Pena di morte? Ma qui si scherza, signori. Prima di tutto, bisognerà introdurla nel Codice penale, la pena di morte; e poi, comunque, la pena di morte non può essere la rappresaglia di un Governo. Deve essere applicata dopo un giudizio regolare, anzi regolarissimo, quando si tratta della vita di un cittadino! (vivissime approvazioni).
Fu alla fine di quel mese, di quel mese che è segnato profondamente nella mia vita, che io dissi: "voglio che ci sia la pace per il popolo italiano"; e volevo stabilire la normalità della vita politica.
Ma come si è risposto a questo mio principio? Prima di tutto, con la secessione dell'Aventino, secessione anticostituzionale, nettamente rivoluzionaria. (vive approvazioni). Poi con una campagna giornalistica durata nei mesi di giugno, luglio, agosto, campagna immonda e miserabile che ci ha disonorato per tre mesi. (Applausi vivissimi e prolungati). Le più fantastiche, le più raccapriccianti, le più macabre menzogne sono state affermate diffusamente su tutti i giornali! C'era veramente un accesso di necrofilia! (Approvazioni). Si facevano inquisizioni anche di quel che succede sotto terra: si inventava, si sapeva di mentire, ma si mentiva.
E io sono stato tranquillo, calmo, in mezzo a questa bufera, che sarà ricordata da coloro che verranno dopo di noi con un senso di intima vergogna. (Approvazioni).
E intanto c'è un risultato di questa campagna! Il giorno 11 settembre qualcuno vuol vendicare l'ucciso e spara su uno dei nostri migliori, che morì povero. Aveva sessanta lire in tasca. (Applausi vivissimi e prolungati. Tutti i deputati sorgono in piedi).
Tuttavia io continuo nel mio sforzo di normalizzazione e di normalità. Reprimo l'illegalismo.
Non è menzogna. Non è menzogna il fatto che nelle carceri ci sono ancor oggi centinaia di fascisti! (Commenti). Non è menzogna il fatto che si sia riaperto il Parlamento regolarmente alla data fissata e si siano discussi non meno regolarmente tutti i bilanci, non è menzogna il giuramento della Milizia, e non è menzogna la nomina di generali per tutti i comandi di Zona.
Finalmente viene dinanzi a noi una questione che ci appassionava: la domanda di autorizzazione a procedere con le conseguenti dimissioni dell'onorevole Giunta.
La Camera scatta; io comprendo il senso di questa rivolta; pure, dopo quarantott'ore, io piego ancora una volta, giovandomi del mio prestigio, del mio ascendente, piego questa Assemblea riottosa e riluttante e dico: siano accettate le dimissioni. Si accettano. Non basta ancora; compio un ultimo gesto normalizzatore: il progetto della riforma elettorale.
A tutto questo, come si risponde? Si risponde con una accentuazione della campagna. Si dice: il fascismo è un'orda di barbari accampati nella nazione; è un movimento di banditi e di predoni! Si inscena la questione morale, e noi conosciamo la triste storia delle questioni morali in Italia. (vive approvazioni).
Ma poi, o signori, quali farfalle andiamo a cercare sotto l'arco di Tito? Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. (Vivissimi e reiterati applausi. Molte voci: "Tutti con voi! Tutti con voi!").
Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! (Applausi). Se il fascismo è stato un'associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!
(Vivissimi applausi. Molte voci: "Tutti con voi!").
Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico e morale, ebbene a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l'ho creato con una propaganda che va dall'intervento ad oggi.
In questi ultimi giorni non solo i fascisti, ma molti cittadini si domandavano: c'è un Governo? (Approvazioni). Ci sono degli uomini o ci sono dei fantocci? Questi uomini hanno una dignità come uomini? E ne hanno una anche come Governo? (Approvazioni).
Io ho voluto deliberatamente che le cose giungessero a quel determinato punto estremo, e, ricco della mia esperienza di vita, in questi sei mesi ho saggiato il Partito; e, come per sentire la tempra di certi metalli bisogna battere con un martelletto, così ho sentito la tempra di certi uomini, ho visto che cosa valgono e per quali motivi a un certo momento, quando il vento è infido, scantonano per la tangente. (vivissimi applausi).
Ho saggiato me stesso, e guardate che io non avrei fatto ricorso a quelle misure se non fossero andati in gioco gli interessi della nazione. Ma un popolo non rispetta un Governo che si lascia vilipendere! (Approvazioni). Il popolo vuole specchiata la sua dignità nella dignità del Governo, e il popolo, prima ancora che lo dicessi io, ha detto: Basta! La misura è colma!
Ed era colma perché? Perché la sedizione dell'Aventino ha sfondo repubblicano! (Vivi applausi; grida di: "viva il re"; i ministri e i deputati sorgono in piedi; vivissimi, generali, prolungati applausi, cui si associano le tribune). Questa sedizione dell' Aventino ha avuto delle conseguenze perché oggi in Italia, chi è fascista, rischia ancora la vita! E nei soli due mesi di novembre e dicembre undici fascisti sono caduti uccisi, uno dei quali ha avuto la testa spiaccicata fino ad essere ridotta un'ostia sanguinosa, e un altro, un vecchio di settantatre anni, è stato ucciso e gettato da un muraglione.
Poi tre incendi si sono avuti in un mese, incendi misteriosi, incendi nelle Ferrovie e negli stessi magazzini a Roma, a Parma e a Firenze.
Poi un risveglio sovversivo su tutta la linea, che vi documento, perché è necessario di documentare, attraverso i giornali, i giornali di ieri e di oggi: un caposquadra della Milizia ferito gravemente da sovversivi a Genzano; un tentativo di assalto alla sede del Fascio a Tarquinia; un fascista ferito da sovversivi a Verona; un milite della Milizia ferito in provincia di Cremona; fascisti feriti da sovversivi a Forlì; imboscata comunista a San Giorgio di Pesaro; sovversivi che cantano Bandiera rossa e aggrediscono i fascisti a Monzambano.
Nei soli tre giorni di questo gennaio l925, e in una sola zona, sono avvenuti incidenti a Mestre, Pionca, Vallombra: cinquanta sovversivi armati di fucili scorrazzano in paese cantando Bandiera rossa e fanno esplodere petardi; a Venezia, il milite Pascai Mario aggredito e ferito; a Cavaso di Treviso, un altro fascista è ferito; a Crespano, la caserma dei carabinieri invasa da una ventina di donne scalmanate; un capomanipolo aggredito e gettato in acqua a Favara di Venezia; fascisti aggrediti da sovversivi a Mestre; a Padova, altri fascisti aggrediti da sovversivi.
Richiamo su ciò la vostra attenzione, perché questo è un sintomo: il diretto l92 preso a sassate da sovversivi con rotture di vetri; a Moduno di Livenza, un capomanipolo assalito e percosso.
Voi vedete da questa situazione che la sedizione, dell'Aventino ha avuto profonde ripercussioni in tutto il paese. Allora viene il momento in cui si dice basta! Quando due elementi sono in lotta e sono irriducibili, la soluzione è la forza. (vive approvazioni. vivi applausi. Commenti).
Non c'è stata mai altra soluzione nella storia e non ce ne sarà mai.
Ora io oso dire che il problema sarà risolto. Il fascismo, Governo e Partito, sono in piena efficienza.
Signori!
Vi siete fatte delle illusioni! Voi avete creduto che il fascismo fosse finito perché io lo comprimevo, che fosse morto perché io lo castigavo e poi avevo anche la crudeltà di dirlo. Ma se io mettessi la centesima parte dell'energia che ho messo a comprimerlo, a scatenarlo, voi vedreste allora. (vivissimi applausi).
Non ci sarà bisogno di questo, perché il Governo è abbastanza forte per stroncare in pieno definitivamente la sedizione dell'Aventino. (vivissimi, prolungati applausi). L'Italia, o signori, vuole la pace, vuole la tranquillità, vuole la calma laboriosa.
Noi, questa tranquillità, questa calma laboriosa gliela daremo con l'amore, se è possibile, e con la forza, se sarà necessario. (Vive approvazioni).
Voi state certi che nelle quarantott'ore successive a questo mio discorso, la situazione sarà chiarita su tutta l'area. (vivissimi e prolungati applausi. Commenti). Tutti sappiamo che ciò che ho in animo non è capriccio di persona, non è libidine di Governo, non è passione ignobile, ma è soltanto amore sconfinato e possente per la patria. (vivissimi, prolungati e reiterati applausi. Grida ripetute di: "Viva Mussolini!". Gli onorevoli ministri e moltissimi deputati si congratulano con l'onorevole Presidente del Consiglio. La seduta è sospesa).




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30 dicembre 2009

CENCIO VENDETTA

Vincenzo Giovanni Battista Vendetta, detto Cencio (Velletri, 30 dicembre 182529 ottobre 1859), è stato un brigante italiano.

La sua figura è ricordata nella zona dei Castelli romani e soprattutto a Velletri, dove è entrata nel folclore locale per il furto dell’immagine sacra della Madonna delle Grazie, santa protettrice della città.

La giovinezza

La tradizione vuole che la sua carriera di fuorilegge abbia avuto inizio molto presto: a 10 anni accoltellò in strada una donna con la quale aveva avuto un banale diverbio per una questione di precedenza nel prendere l’acqua alla fontana di piazza del Trivio (l’odierna Piazza Cairoli).

In una relazione processuale, Cencio venne definito un giovane «audace, intraprendente per natura, abile nel maneggio delle armi, specialmente dello stilo, e deciso ad usarle». La sua determinazione, il suo coraggio, l'abilità dimostrata in tante pericolose occasioni, incutevano timore e rispetto nella gente del popolo.

In pochi anni Cencio compì una serie di furti e rapine nelle zone di Velletri, Genzano e Cisterna. Questi e altri delitti gli fruttarono complessivamente condanne a 65 anni di carcere, una condanna all'ergastolo e una a cinque anni di lavoro forzato.

Gli ultimi anni

Cencio visse gli ultimi anni della sua contumacia con l’aiuto e il sostegno incondizionato del padre, Giuseppe, della cognata Teresa, vedova del fratello Agostino, condannato a morte in galera, e della sorella di Teresa, Natalina, diventate entrambe sue amanti e complici. Insieme ad esse, travestito da donna, Cencio si avventurava spesso in città e nelle campagne per rivedere amici e parenti o per convincere con la sola sua presenza chiunque non si fosse mostrato pronto ad assecondarlo. L'ultimo e più grave delitto fu commesso da Cencio la sera del 28 agosto 1857 a Velletri, in Via del Comune, sotto palazzo Graziosi (oggi Palazzo Maggiorelli), uccidendo con una pugnalata al ventre il maresciallo Antonio Generali, della Gendarmeria Pontificia, già Carabinieri Pontifici, che l’aveva riconosciuto.

Cencio tornò poi ripetutamente in città, dove, come avrebbero accertato i giudici inquirenti, aveva «forti protettori pronti a favorirlo» e dove godeva della protezione di «persone ragguardevoli». Queste circostanze e il desiderio di liberare il fratello Antonio, in carcere a Velletri per «grandissimi delitti» e in attesa di giudizio, lo indussero a preparare e a portare a termine il colpo più audace ed eccezionale della sua vita.

L’impresa

Il furto dell’immagine della Madonna delle Grazie avvenne la notte del 1 aprile del 1858, di Giovedì Santo, in circostanze rimaste misteriose. In cambio della restituzione della Madonna, Cencio chiese al Governo di Pio IX la grazia per sé e per il fratello Antonio, più una pensione di cento scudi al mese per aprire un banco al mercato. Le trattative per la restituzione della sacra immagine iniziarono subito dopo il furto. Fu il delegato apostolico monsignor Luigi Giordani a trattare con il brigante. La notizia del furto arrivò fino al pontefice che disse che avrebbe concesso la grazia solo dopo la restituzione della Madonna. Il brigante si irrigidì e solo dopo una sommossa popolare consegnò al vescovo suffraganeo Vitali la Madonna, cinque giorni dopo il furto.

L’arresto

Cencio Vendetta fu arrestato il 6 aprile 1858, sotto il portone del palazzo dei Conservatori in Piazza del Comune (l'odierna Piazza Cesare Ottaviano Augusto) dopo che la sacra immagine era stata trionfalmente riportata da Porta romana, dove abitavano i Vendetta, fino a San Clemente. Con lui, i gendarmi trassero in arresto anche il padre di Cencio e le sue amanti Natalina e Teresa. Il 31 luglio i medici delle Carceri Nuove di Roma accettarono che quest'ultima era in attesa di un figlio.

Il processo

L'inchiesta che precedette il processo non riuscì ad accertare come andarono veramente le cose. Cencio negò sempre di essere l'autore del furto, sostenendo di aver recuperato la Madonna sottraendola a tre ladri rimasti sconosciuti. Le prove raccolte a suo carico segnarono però la sua condanna. Penetrare nella cappella della Madonna ed asportarne la tavola sulla quale è dipinta l'immagine e il tesoro era un'impresa ritenuta quasi impossibile, e certamente Cencio Vendetta dovette servirsi di complici in quanto non avrebbe mai potuto compierla da solo. Durante il processo, qualcuno disse di aver notato Teresa e Natalina mentre per via Metabo trasportavano la refurtiva: una, la tavola nascosta da un telo, l'altra, il tesoro in una cesta.

Anche i due canonici della Cattedrale aiutarono Cencio, uno di questi fu per questo allontanato e rinchiuso in un convento. Il furto dell’immagine della Madonna delle Grazie e le vicende ad esso connesse ebbero risonanza nazionale. Il 27 aprile un giornale di Torino, l’Indipendente, riportava un ampio e dettagliato resoconto dei fatti avvenuti tre settimane prima a Velletri.

Il processo a carico di Vincenzo Vendetta che, per la sua eccezionale gravità, dovette essere celebrato dinanzi al Tribunale criminale di Roma, iniziò il 6 maggio, esattamente un mese dopo l'arresto, e si concluse il 25 agosto con la condanna dell’imputato alla pena capitale, da eseguirsi mediante decapitazione. Il ricorso immediatamente presentato dalla difesa venne respinto il 27 novembre. L'appello alla Sacra Consulta il 22 luglio confermò la condanna di primo grado. Venne tentato anche il ricorso al sommo pontefice ma questi rifiutò la grazia.

La sentenza venne eseguita a Velletri, in Piazza del Trivio, alle 7 del mattino, per mano del famigerato boia Mastro Titta. Vendetta aveva rifiutato in carcere i conforti religiosi dei confratelli della buona morte che accettò solo qualche minuto prima della sua esecuzione.


fonte wikipedia.




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15 dicembre 2009

15 NOVEMBRE 665: BATTAGLIA DI WINWAED

La battaglia di Winwaed fu combattuta il 15 novembre del 655 (o forse nel 654) tra Penda di Mercia e Oswiu di Bernicia. L'esito finale fu distrastroso per Penda, che perse sia lo scontro che la vita.
Sebbene sia stata la più importante battaglia tra gli
anglosassoni del nord e quelli del sud nelle prime fasi della storia britannica post-romana, pochi sono i dettagli tramandati dalle fonti.
Le radici di questa battaglia affondano nel dominio stabilito sull'
Inghilterra da Penda con alcune vittorie militari, la più significativa delle quali era stata quella ottenuta, in alleanza con Cadwallon ap Cadfan del Gwynedd, su Edwin di Northumbria nella battaglia di Hatfield Chase (633) e poi Oswald di Northumbria nella battaglia di Maserfield (642).

Dopo lo scontro, la potenza della Mercia fu distrutta, mentre quella di Northumbria fu restaurata. Mercia fu smembrata: la parte settentrionale andò a Oswiu e quella meridionale al figlio di Penda, Peada, che sposò la figlia di Oswiu, Alchflaed. L'autorità northumbriana sulla Mercia, comunque, durò per pochi anni. La battaglia, inoltre, segnò la morte del paganesimo anglosassone: Penda, infatti, era pagano e molti sovrani cristiani soffrirono il martirio dopo essere stati sconfitti da lui. Dopo la morte di Penda, Mercia fu convertita al Cristianesimo e tutti i suoi sovrani, a partire da Peada, abbracciarono la "Vera fede".

Ih ih ih ih ih ih. Ebbene sì: oggi mi sento una vera burlona :-))

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11 dicembre 2009

11 DICEMBRE-FESTA NAZIONALE BURKINA FASO

Il Burkina Faso, già Repubblica dell'Alto Volta, è uno stato (274.200 km², abitanti 13.730.258 nel 2006) dell'Africa Occidentale privo di sbocchi sul mare e confinante con Mali a nord, Niger a est, Benin a sud-est, Togo e Ghana a sud e Costa d'Avorio a sud-ovest.

È una repubblica semi-presidenziale. L'attuale capo dello stato è Blaise Compaoré. Il capo del governo è Tertius Zongo.
La lingua ufficiale è il
francese.
Dapprima colonia, ottenne l'indipendenza dalla
Francia nel 1960 e divenne Repubblica dell'Alto Volta. Il nome attuale, Burkina Faso, fu istituito il 4 agosto 1984 dal presidente rivoluzionario Thomas Sankara, e significa "la terra degli uomini integri" nella lingua more e nella lingua bamanankan parlate rispettivamente dall'etnia mossi e dell'etnia dioula

Come tutta l'Africa occidentale, la regione del Burkina Faso fu abitata fin dall'antichità (dal 12.000 al 5.000 a.C.) da popolazioni di cacciatori-raccoglitori; strumenti di pietra di questo periodo sono stati ritrovati a partire dal 1973. I primi insediamenti agricoli apparvero fra il 3600 e il 2600 a.C. Fra il XV e il X secolo a.C. si sviluppò l'uso del ferro, della ceramica e della pietra levigata; a questo periodo risalgono anche i primi ritrovamenti che testimoniano riti funebri.

Fra i popoli che abitarono il Burkina Faso ci furono sicuramente i Dogon, localizzati nella parte settentrionale della regione, in seguito migrati verso Bandiagara. Altre popolazioni non ancora identificate costruirono alte mura nel sudovest e in Costa d'Avorio.

Fra il XV e il XVI secolo d.C. la regione del Burkina Faso fu uno dei centri economici più importanti dell'impero Songhai.

I francesi iniziarono la colonizzazione della regione del Burkina Faso nel 1896, sottomettendo il regno Mossi di Ouagadougou. Il regno divenne un protettorato, e nel 1898 l'intera regione era sotto il controllo francese. Nel 1904, il protettorato fu annesso all'Africa Occidentale Francese, insieme agli odierni Senegal e Niger. I Burkinabe parteciparono alla Prima guerra mondiale all'interno della fanteria senegalese (tirailleurs sénégalais).

Nel 1919, il Burkina Faso divenne una colonia separata (col nome di Alto Volta); il primo governatore fu François Charles Alexis Édouard Hesling. Il 5 settembre 1932, la colonia fu smembrata e suddivisa fra Costa d'Avorio, Mali e Niger. Fu ricostituita il 4 settembre 1947, con gli stessi confini che aveva in precedenza.

L'Alto Volta ottenne l'autogoverno l'11 dicembre 1958, diventando una repubblica membro della Comunità Franco-Africana (La Communauté Franco-Africaine). Due anni dopo la Francia concesse l'indipendenza.

Come per molti altri stati africani, il periodo successivo all'indipendenza fu caratterizzato da una forte instabilità politica. Un primo colpo di stato, nel 1966, portò al potere i militari fino al 1978. Il secondo colpo di stato, nel 1980, fu messo in atto da Saye Zerbo, rovesciato due anni dopo. Nel 1983 un contro-colpo di stato portò al potere Thomas Sankara, ucciso nel 1987. Alla morte di Sankara divenne presidente Blaise Compaoré, attuale capo di stato del paese.

LocationBurkinaFaso.svg

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E ora, miei cari, se voleste saperne di più, andate pure comodamente su wikipedia e leggete per conto vostro, perchè ho fatto una fatica santa a copiaincollare. A riprova del fatto che i problemi non sono risolti.




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5 dicembre 2009

5 Dicembre 1926 - Prima de La corazzata Potëmkin di Sergei Eisenstein

Ora vi piazzo qui sotto due link di Fantozzi e la corazzata Potemkin. Il primo è un po' lungo, ma vale la pena.
Poi, vi renderò edotti sull'argomento storico e serio "corazzata Potemkin".

http://www.youtube.com/watch?v=Ab-_vVNb9UI

http://www.youtube.com/watch?v=NbBQ1VH5Plo

Il film è ambientato nel giugno del 1905; i protagonisti della pellicola sono i membri dell'equipaggio della corazzata russa che dà titolo all'opera, ed è strutturato in 5 atti. I fatti narrati nel film sono in parte veri e in parte fittizi: in sostanza si può parlare di una rielaborazione a fini narrativi dei fatti storici realmente accaduti e che portarono all'inizio della Rivoluzione russa del 1905. Infatti - ad esempio - il massacro di Odessa non avvenne sulla celebre scalinata, bensì in vie e stradine secondarie, e non avvenne di giorno ma di notte.

Lo stesso regista ha suddiviso la trama dell'opera in 5 atti, ognuno con un proprio titolo:

  1. Uomini e vermi
  2. Dramma sul ponte
  3. Il morto chiama
  4. La scalinata di Odessa
  5. Una contro tutte

Simbolismo

Ejzenstejn ricorre anche al simbolismo (che caratterizza tutta la sua produzione). In particolare va sottolineato come la commiserazione viene tramutata in spirito di rivolta contro la tirannide degli oppressori, espresse tramite diverse scene tra cui la più importante è quella in cui vengono riservati omaggi al cadavere del defunto Vakulincuk.

Le inquadrature sull'enorme bocca di cannone riempiono l'intero schermo e trasmettono allo spettatore l'immagine del potere e della potenza della violenza e della distruzione, ma allo stesso tempo il cannone è un importante veicolo indispensabile per i rivoltosi per il raggiungimento del fine prestabilito.

Altro importante simbolismo nell'opera sono le tre rapide inquadrature delle statue del leone, che raffigurano le tre fasi della rivolta. Le tre statue sono apparentemente molto simili, ma un osservatore attento può notare come la prima raffiguri un leone dormiente, simbolo del popolo che sopporta l'angheria in silenzio senza reagire; la seconda raffigura il leone che si risveglia, chiaro riferimento al popolo che raggiunge il limite della sopportazione e si ribella contro il potere tiranno; la terza rappresenta un leone rabbioso mentre ruggisce, raffigurazione inequivocabile del popolo che reagisce violentemente e rovescia il potere.

La scalinata di Odessa

 

Fotogramma della carrozzina
Fotogramma della carrozzina



La scena più conosciuta del film è il
massacro, ad opera dei soldati, della popolazione che solidarizzava con i marinai del Potëmkin sulla scalinata. Questi scendono i gradini secondo una marcia ritmata. Davanti a loro, insensibili anche di fronte a una madre con in braccio il figlio ferito a morte, la folla terrorizzata cerca di mettersi in salvo fuggendo da tutte le parti. La sequenza si chiude con la celebre caduta della carrozzina lungo la scalinata, spinta dalla madre morente colpita dalla scarica dei fucili. La scena è diventata talmente popolare che la scalinata oramai viene generalmente chiamata Scalinata Potëmkin.

Significato

Il significato del film è la rappresentazione simbolica di un episodio della storia nazionale allo scopo di prendere in esame l'intera situazione del paese in un quel periodo storico.

Nicola II di Russia, zar all'epoca dei fatti

Infatti durante quegli anni in Russia la sproporzione tra lo stile di vita dei nobili e quello del popolo era impressionante a causa di una pessima gestione delle risorse agricole. La popolazione viveva di stenti e spesso non riusciva ad assicurarsi un pasto quotidiano, mentre il sovrano e la sua corte spendevano grandi somme per il proprio sostentamento e intrattenimento e non si occupavano di rispondere al popolo affamato; questa situazione nel 1905 portò alla rivolta contro la tirannia del sovrano. Oltretutto nel 1905 la Russia si trovava ormai da un anno in guerra con il Giappone; una guerra che stava perdendo, a costo di enormi perdite tra i coscritti e i marinai, e che sembrava sempre più insensata e inutile al popolo (costretto anche a fare ulteriori sacrifici) e all'intelighenzja. Si trattava infatti di un conflitto tra due imperialismi, che avevano in palio lo sfruttamento coloniale di Corea, Manciuria e Cina settentrionale.

Nel film ogni tema è una rappresentazione di una condizione reale. Il cibo non commestibile simboleggia la condizione disumana inaccettabile in cui erano costretti a vivere i lavoratori, e si contrappone allo status degli ufficiali (rappresentanti della nobiltà e dei ceti alti) che invece vivono nel lusso e non accettano di condividerlo con nessuno poiché ritengono di averlo ottenuto per diritto divino in quanto appartenenti a una categoria superiore.

L'ammutinamento e la conseguente repressione incarnano i coraggiosi tentativi da parte dei ceti svantaggiati di ottenere una giustizia sociale più equa e vantaggiosa per tutti soffocati nel sangue dalle durissime repressioni militari ordinate dallo zar. La bandiera rossa che i marinai issano sulla nave rappresenta il successo della rivolta, simbolo di un cambiamento inevitabile che non poteva più aspettare di essere realizzato.




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29 novembre 2009

MASSACRO DI SAND CREEK 29 NOVEMBRE 1864

Il massacro di Sand Creek (chiamato anche massacro di Chivington o battaglia di Sand Creek) fu una strage che si verificò negli Stati Uniti d'America durante le guerre indiane il 29 novembre 1864, quando delle truppe della milizia del Colorado, comandate dal colonnello John Chivington, attaccarono un villaggio di Cheyenne e Arapaho, massacrando donne e bambini.


 

Il colonnello John Chivington e i suoi 800 uomini della Prima Cavalleria Colorado, della Terza Cavalleria Colorado e una compagnia di Primi Volontari del New Mexico marciarono verso i campi per massacrare gli Indiani. La mattina del 22 novembre 1864, l'armata attaccò i villaggi e macellò i loro abitanti. Chivington urlò prima dell'attacco: "Uccideteli e fate lo scalpo a tutti. Questi imbecilli hanno i pidocchi". Solo 9 o 10 soldati furono uccisi e tre dozzine feriti. Tra 150 e 184 Cheyenne furono dichiarati morti, alcuni furono mutilati, e la maggior parte di questi erano donne, bambini e anziani. Chivington e i suoi uomini più tardi mostrarono gli scalpi e altre parti del corpo, soprattutto feti di donne incinte e genitali nell'Apollo Theater di Denver.

Dopo questi eventi, molti Indiani raggiunsero i Dog Soldiers, la grande confraternita di guerrieri cheyenne, e massacrarono i residenti attraverso tutta la Platte Valley, uccidendo più di 200 civili.

Quest'area è oggi protetta dal National Park Service nel Sand Creek Massacre National Historic Site.

I retroscena

Verso la fine degli anni 50 del XIX secolo, la febbre dell'oro, che aveva preso inizio nelle Montagne Rocciose, a quell'epoca parte del Kansas, aveva attirato una fiumana di colonizzatori in quelle montagne e nei dintorni. Quest'improvvisa ondata migratoria fece nascere degli screzi tra i colonizzatori ed i Cheyenne e gli Arapaho che abitavano quell'area: il tutto sfocerà nella guerra del Colorado del 1864.

Il conflitto tra i Nativi, i minatori e le tribù Cheyenne e Arapaho resero estremamente pericolosi i viaggi delle locomotive attraverso i piani orientali del Colorado. Il Governatore del territorio John Evans inviò il colonnello John Chivington per porre un freno agli indiani guidando una piccolo esercito fatto di gente del posto. Dopo alcune scaramucce e aver efficacemente sottomesso gli indiani, molti dei Cheyennes e degli Arapaho furono pronti per la pace e si accamparono vicino al Forte Lyon sui piani orientali. Alcuni capi delle tribù avevano firmato recentemente il trattato di Fort Wise del 1861 con gli Stati Uniti, con il quale essi cedevano le loro proprietà agli Stati Uniti e concordarono di spostarsi presso la riserva indiana a sud di Sand Creek in Oklahoma, delimitata da una linea che correva da nord in punto sul confine del New Mexico, quindici miglia a ovest del Fiume Purgatory, estendendosi fino alla Sandy Fork del fiume Arkansas.

Pentola Nera, uno dei capi Cheyenne del sud, e alcuni Arapaho, circa 800 in tutto, si presentarono a Fort Lyon in un disperato sforzo per dichiarare la pace. Dopo aver fatto ciò si stabilirono a Sand Creek, circa 40 miglia a Nord. Rassicurato dalle promesse di pace dei Governatori, il capo mandò molti dei suoi guerrieri a caccia.


Le indagini

L'attacco fu in primis riportato dalla stampa come una vittoria nei confronti di un coraggioso avversario. Nelle settimane successive una polemica cominciò a diffondersi riguardo la possibilità che si fosse trattato di un massacro. Diverse inchieste furono condotte: due dai militari ed una dal Comitato di Condotta della Guerra, che sentenziò:

"Per quanto riguarda il Colonnello Chivington, questo comitato può difficilmente trovare dei termini adeguati che descrivano la sua condotta. Indossando l'uniforme degli Stati Uniti, che dovrebbe rappresentare un emblema di giustizia e di umanità; occupando l'importante posizione di comandante di un distretto militare, che gli ha concesso l'onore di governare tutto ciò che rientra nei suoi poteri, ha deliberatamente organizzato ed eseguito un folle e vile massacro in cui numerose sono state le vittime della sua crudeltà. Egli conoscendo chiaramente la cordialità del loro carattere, avendo egli stesso in un certo senso tentato di porre le vittime in una condizione di fittizia sicurezza, ha sfruttato l'assenza di alcun tipo di difesa e la loro convinzione di sentirsi sicuri per potere gratificare la peggiore passione che abbia mai attraversato il cuore di un uomo"

"Qualunque peso tutto questo abbia avuto sul Colonnello Chivington, la verità è che ha sorpreso e assassinato, a sangue freddo, inaspettatamente uomini, donne e bambini, i quali avevano tutte le ragioni per credere di essere sotto la protezione delle autorità statunitensi, e poi ritornando a Denver si è vantato dell'azione coraggiosa che lui e gli uomini sotto il suo comando hanno eseguito".

"In conclusione questo comitato è dell'opinione che al fine di vendicare la causa di giustizia e mantenere l'onore della nazione, pronte e rigorose misure debbano essere adottate per rimuovere coloro che hanno così vilipeso il governo presso il quale sono impiegati, e di punire, adeguatamente al crimine commesso, coloro che sono colpevoli di questi atti brutali e codardi".

I dati furono raccolti dal Maggiore Edward Wynkoo e dal suo aiutante, che ripresero i numeri forniti dai sopravvissuti. Questi dati allegati con le conclusioni dell'indagine furono portati a conoscenza dei diversi comitati.

Numerosi testimoni si fecero avanti durante le inchieste, presentando testimonianze schiaccianti che furono confermate poi da altri testimoni. Almeno uno di questi testimoni fu ucciso a Denver poche settimane dopo la sua testimonianza.

Nonostante le raccomandazioni espresse dal comitato, i responsabili del massacro non furono mai perseguiti.

L'impatto dell'avvenimento sulla cultura popolare

  • Il Regista Ralph Nelson col film Soldato blu, 1970 racconta in maniera lucidamente cruenta e reale alcuni aspetti del massacro.

  • Fabrizio De André e Massimo Bubola hanno inciso una canzone, Fiume Sand Creek (dall'Album dell'indiano, 1981), ispirata a questo fatto. Da notare che le necessita' metriche e la licenza poetica hanno trasformato il più maturo colonnello Chivington, che aveva circa quarant'anni all'epoca del fatto, in un "generale di vent'anni".

  • Davide Bernasconi (Van De Sfroos) ha inciso una canzone "Hoka Hey" ispirata sempre al massacro di Wounded Knee

  • Emilio Salgari ha fatto molti riferimenti all'accaduto nel suo racconto La scotennatrice.

E a proposito di Fabrizio De Andre', qui sotto avete il link della canzone " Fiume Sand Creek".
Buon ascolto.

 http://www.youtube.com/watch?v=h_ewkW72c6I




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28 novembre 2009

GIORNO DEL RINGRAZIAMENTO-QUARTO GIOVEDI' DI NOVEMBRE-

Dite che sono in ritardo di due giorni?
Pistini che non siete altro! Che cosa volete che siano due giorni, di fronte all'eternità...
Wikipedia e gifmania.it non si formalizzano e ci vengono, comunque, in soccorso :-))
Ripassate, cari, ripassate...chè poi vi interrogo! ;-))

I Padri pellegrini, a bordo della
Mayflower, erano arrivati sulle coste americane nel 1620, dopo un duro viaggio attraverso l'Atlantico, in cui erano periti molti dei 102 pionieri imbarcati. Con l'inverno ormai alle porte, si erano trovati di fronte ad un territorio selvatico e inospitale, fino ad allora abitato solo da nativi americani. Il primo anno fu molto duro. I Pellegrini vivevano in ripari di emergenza, il cibo scarseggiava e quasi la metà di loro non sopravvisse al rigido inverno. Con l'arrivo della primavera del 1621 la situazione migliorò. Per l'inverno i coloni riuscirono a mettere sotto sale del pesce e ad affumicare della carne. Dopo il duro lavoro degli inizi il governatore William Bradford indisse un giorno di ringraziamento a Dio per l'abbondanza ricevuta e per celebrare il successo del primo raccolto. Alla festa i coloni invitarono anche gli indigeni. Nel menù di quel primo Ringraziamento americano ci furono delle pietanze che divennero tradizione per le feste - in particolare il tacchino e il pumpkin (zucca) - insieme ad altre carni bianche, carne di cervo, ostriche, molluschi, pesci, torte di cereali, frutta secca e noccioline.

Il 29 giugno 1676 Edward Rawson redasse una proclamazione ufficiale di Thanksgiving per conto del governatore della contea di Charleston, in Massachusetts, che aveva deciso di indire un giorno di ringraziamento per la buona sorte di cui godeva la comunità e per celebrare la vittoria contro gli "indigeni pagani", cioè gli stessi indiani che avevano accolto e condiviso il territorio con Bradford e gli altri fondatori della colonia di Plymouth. Nei secoli successivi la tradizione del Thanksgiving si estese a tutto il Paese. Le tredici colonie (i primi stati americani) non celebrarono contemporaneamente il Giorno del ringraziamento fino all'ottobre del 1777, quando ne fu indetto uno per festeggiare la vittoria contro gli inglesi a Saratoga nella guerra per l'indipendenza. Fu George Washington, il primo presidente degli Stati Uniti d'America, a dichiarare la festa per tutti gli stati nel 1789 proclamando una giornata nazionale di ringraziamento. Molti risero dell'idea, a cominciare da Thomas Jefferson, che da presidente non vi diede alcun seguito. Ma a metà del XIX secolo il Thanksgiving era diffuso nella maggior parte del territorio americano e osservato da tutti gli strati sociali, dai ricchi ai meno abbienti.


Il primo Giorno del ringraziamento in un
dipinto di Jean Louis Gerome Ferris

La tradizione attuale

La grazia presidenziale

Alcuni giorni prima del Giorno del ringraziamento alla Casa Bianca si svolge la tradizionale cerimonia della grazia presidenziale a due tacchini, nota come National Thanksgiving Turkey Presentation. Risale al 1963 e ne fu artefice John Fitzgerald Kennedy che scelse di non cucinare il tradizionale tacchino donato al Presidente dalla National Turkey Federation fin dal 1947. Si è a lungo ritenuto che fosse stato il presidente Harry Truman a dar vita alla tradizione ma gli storici della Truman Library non sono riusciti a trovare alcuna prova che lo dimostrasse. Dal 1989 uno dei tacchini graziati apre la parata sulla Main Street di Disneyland poi entrambi vengono trasferiti nel ranch di Frontierland, nel parco stesso. Nonostante alla parata partecipi solo uno, ne vengono graziati due nell’eventualità che uno dei due non riesca ad arrivare vivo alla parata. A partire dal 2005 il trasferimento da Washington D.C a Los Angeles avviene con un volo di prima classe della United Arlines. A partire dal 2003 i cittadini americani sono invitati a scegliere il nome dei tacchini votando sul sito della Casa Bianca: dopo il primo sondaggio furono battezzati Stars e Stripes (‘stelle e strisce’, nome che indica la bandiera statunitense), negli anni successivi Biscuit e Gravy (2004), Marshmallow e Yam(2005), Flyer e Fryer (2006), May e Flower (2007), Pumpkin e Pecan (2008). Nel 2009, il presidente Barack Obama grazia il tacchino "Courage".

Il pranzo

La festa è molto sentita dagli statunitensi, i quali la celebrano preparando pranzi elaborati, il cui piatto principale è il classico tacchino, che viene offerto anche ai vicini di casa e alle persone meno fortunate. Solo negli Stati Uniti, più di 40 milioni di tacchini sono consumati durante il weekend festivo ogni anno.

I tipi di condimento del tacchino sono:

Alla east coast
Nelle zone dell'east coast è tradizione riempire il tacchino di ostriche.
Al sud
Nelle cittadine del sud vige invece l'abitudine di condire la carne con la focaccia di granturco, secondo la tradizione del "ciò che si ha, si usa".
Al nord
Infine, l'ultimo tipo di condimento del tacchino è quello che usano nel nord degli Stati Uniti, ovvero con il wild rice, una tipica specie americana.

Tipica del pranzo del Thanksgiving è anche la salsa di ossicocco (mirtillo palustre o cranberry), fatta con bacche fresche o congelate. Un altro piatto tradizionale di questa festività sono per molti le patate dolci, unite a zucchero, spezie e burro, lo yam, o anche la torta di zucca.

Black Friday

Strettamente collegato al Thanksgiving day è nella tradizione americana il Black Friday, ossia il venerdì successivo, che dà inizio negli USA alla stagione dello shopping natalizio.

Le celebrazioni

Nel giorno del ringraziamento, in tutte le città americane si svolgono parate con carri allegorici e festeggiamenti di ogni tipo e con dei giganteschi pupazzi gonfiati che fanno il giro della città. Il Presidente degli Stati Uniti è solito celebrare il giorno di festa mangiando con i soldati.
Il giorno del ringraziamento viene festeggiato anche nello stato libero associato di Porto Rico.

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