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16 giugno 2018

Perplessità




permalink | inviato da fiordistella il 16/6/2018 alle 4:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


7 giugno 2018

La finta rivoluzione di papa Bergoglio?

Non vi è alcun dubbio che ci siano alcuni segnali di cambiamento. Con Francesco, per esempio, come documenta il saggio di Claudia Fanti, una corrente teologica che ha posto il povero come soggetto di diritti è finalmente stata rispolverata ma nello stesso momento, come sottolinea Emiliano Fittipaldi, il pontificato di Bergoglio ha mostrato sviste, errori, scandali, per opere e omissioni, e profonde contraddizioni che hanno minato le riforme per le quali era stato eletto in Conclave. 

Gianluigi Nuzzi rivela che lo Ior ha lo stesso potere finanziario di sempre, mentre Ferruccio Pinotti si focalizza sui rapporti con la massoneria che rimangono opachi anche sotto papa Francesco. Allo stesso modo la Chiesa non arretra di un passo nell'indottrinamento religioso nella scuola pubblica, come documenta Adele Orioli, con dei pesantissimi costi per lo Stato, minuziosamente ricostruiti da Raffaele Carcano, e il suo patrimonio rimane, ad oggi, enorme e tecnicamente inestimabile, come si evince dal saggio di Francesco Peloso. E allora viene il sospetto che quella messa in campo dal pontefice sia una riuscitissima operazione mediatica, portata avanti, come spiega Cecilia M. Calamani, grazie alla complicità dei mezzi di comunicazione 'laici' che, insieme ad altri fattori ben approfonditi nel suo saggio da Marco Marzano, hanno reso possibile la costruzione della star ‘Francesco’. 

Tra i fiori all'occhiello del numero la testimonianza di Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che accusa il Vaticano di mancata collaborazione nella ricerca della verità. 

Un'intera sezione è dedicata alla pedofilia, tema su cui Bergoglio ha speso belle parole ma senza passare ai fatti, almeno stando a quanto dichiara Marie Collins, vittima di abusi ed ex componente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori voluta da papa Francesco. Questo perché, evidenzia Federico Tulli, la pedofilia più che un crimine è considerata un’offesa a Dio, un peccato e, quindi, una faccenda tutta interna alla Chiesa. 

Il teologo polacco Krzysztof Charamsa denuncia come, riguardo alla questione Lgbtqi, Bergoglio abbia confermato la linea di dura condanna, ribadendo i dettami omofobici e scientificamente anacronistici di Ratzinger. Mentre l'ex presidente della Repubblica d’Irlanda, la cattolica Mary McAleese, e la teologa britannica Tina Beattie si soffermano sul problema della misoginia nella Chiesa, questione tuttora irrisolta. 

La testimonianza di don Vitaliano Della Sala ci conduce all'interno dei seminari, ricostruendo quegli anni di formazione in cui viene insegnata l’estraneità al proprio corpo, congelando la sessualità, e la sottomissione ai superiori. Mentre Selene Zorzi, ex monaca benedettina, racconta i suoi vent’anni in monastero, tra preghiere, studio e contatto quotidiano con la Bibbia, fino alla decisione di uscirne per poter continuare a evolvere, crescere e cercare. Insomma, a vivere. 

Arricchiscono infine il numero un saggio del poeta Ennio Cavalli che ricostruisce gli anni di piombo vissuti in prima linea da giornalista e racconta gli incontri, avvenuti molto tempo dopo, con alcuni ex brigatisti a casa dell'amico Erri De Luca, e un'intervista di Wlodek Goldkorn a Zygmunt Bauman da cui emerge una triste verità: ormai da molti anni è la destra a dettare l’agenda politica, con la sinistra incapace di ipotizzare qualsiasi modello alternativo.
 


Pietro Orlandi - Mia sorella Emanuela dentro una rete di ricatti vaticani 
“Io so chi ha rapito Emanuela: è un sistema che lega Stato, Chiesa e criminalità e che ormai da 35 anni impedisce alla verità di emergere”. Sono parole del fratello di Emanuela Orlandi, la quindicenne scomparsa il 22 giugno del 1983, il quale ritiene che la cittadinanza vaticana di sua sorella sia la chiave del sequestro. Sono passati 35 anni e tre papi, innumerevoli sono state le ipotesi avanzate, ma a tutt'oggi non si conosce la verità. E da Oltretevere solo un muro di silenzio e d’ipocrisia.

IL SASSO NELLO STAGNO


Marco Marzano - La costruzione della star ‘Francesco’

Quali elementi hanno fatto sì che un semisconosciuto vescovo sudamericano si trasformasse in una popstar mondiale venerata e intoccabile? Sono almeno quattro gli attori che hanno concorso a questo risultato: i vertici della Chiesa, che, leggendo i segni dei tempi, hanno scelto un pontefice 'populista'; la stampa, che del papa argentino ha esaltato a dismisura fin dal primo giorno ogni parola, ogni gesto, ogni azione; i cattolici progressisti, sempre speranzosi che il Concilio Vaticano II sia finalmente applicato; e infine quella sinistra politica e sociale che in questi anni si è più volte genuflessa dinanzi al gesuita argentino. Cui va aggiunto un quinto attore: la destra tradizionalista, la cui demonizzazione dell’operato del papa non fa che ingigantire gli effetti di un pontificato in realtà contrassegnato dall’immobilismo.

ICEBERG 1 - peccato o reato?

Federico Tulli - Pedofilia: un'offesa a Dio o un crimine?
Il punto centrale che impedisce alla Chiesa di affrontare con totale trasparenza il fenomeno della pedofilia nel clero (un fenomeno che non può essere certo ridotto a poche mele marce) è che essa è considerata un 'abuso morale' e un'offesa a Dio. Un peccato, insomma. Una faccenda dunque tutta interna alla Chiesa, i cui panni sporchi vanno lavati in casa. Mentre le vittime dei preti pedofili in tutto il mondo continuano a chiedere giustizia. In terra. 

Marie Collins in conversazione con Ingrid Colanicchia - Contro la pedofilia, belle parole
Sostiene Marie Collins, vittima di abusi ed ex componente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori voluta da papa Francesco, che di tutte le misure avanzate in materia finora nessuna è stata attuata. Bergoglio non ha dato seguito abbastanza energicamente con le azioni alle sue pur chiare parole al fine di condurre in porto i cambiamenti necessari. Anzi, la sua incapacità di assicurare la realizzazione delle misure proposte, lasciando che la Commissione restasse sospesa per mesi e fosse poi minata nella sua indipendenza, getta ombre sulle sue forti dichiarazioni.

ICEBERG 2 - le fobie della Chiesa

Mary McAleese - La Chiesa contro le donne, anche con Francesco
La Chiesa cattolica è da lungo tempo uno dei principali vettori mondiali del virus della misoginia: non ha mai cercato una cura, anche se una cura, gratuitamente disponibile, esiste e il suo nome è 'uguaglianza'. Papa Francesco – che ha fatto della vicinanza agli ultimi il suo motto – includerà come pari nelle strutture ecclesiali le donne, che nella Chiesa sono le ultime fra gli ultimi? La sfida e l’auspicio dell’ex presidente d’Irlanda, la cattolica Mary McAleese.

Tina Beattie - Misoginia della Chiesa di Francesco
Quello del ruolo delle donne nella Chiesa cattolica è un problema di ginofobia prima ancora che di misoginia: è come se la struttura ecclesiastica dominata ‘da uomini celibi ossessionati da potere e Prestigio’ avesse paura delle donne, perché un loro ingresso alla pari imporrebbe una messa in discussione radicale di tutta una serie di modelli culturali e significati simbolici. Una donna sacerdote sull’altare, per esempio ‘potrebbe offrire il corpo e il sangue di Cristo come segno di fecondità erotica oltre che di sacrificio e di morte’. Un cambiamento che però non è più rimandabile.

Krzysztof Charamsa - La Chiesa omofoba di papa Francesco
Se l’inizio del pontificato di papa Francesco lasciava ben sperare in materia di inclusione delle persone lgbtqi all’interno della Chiesa – a partire da quel suo ‘Chi sono io per giudicare?’ – le aspettative sono andate deluse. Il papa della misericordia, anziché ammettere la necessità di un confronto con la moderna svolta copernicana del sapere umano sull’omosessualità, ha infatti scelto di confermare la linea di dura condanna, ribadendo i dettami omofobici e scientificamente anacronistici della Congregazione per la dottrina della fede dell’epoca in cui era prefetto Ratzinger. E riuscendo al contempo a persuadere l’opinione pubblica dell’esatto contrario.

ICEBERG 3 - Dio e Mammona

Gianluigi Nuzzi - Se i mercanti sono ancora nel tempio 

‘Lo Ior, la nostra banca? E se magari la chiudessimo?’. Il pontificato di papa Francesco era iniziato con parole che sembravano poter inverare quell’auspicio di una Chiesa povera per i poveri che Bergoglio aveva suggerito fin dalla scelta del suo nome. Ma se nessuno pare dubitare della volontà riformatrice del papa, forti perplessità sussistono sulle tempistiche di attuazione di queste riforme. La crisi dei fedeli, delle offerte e delle vocazioni incombe e, anche se è vero che la Chiesa ha duemila anni ed è sopravvissuta persino a certi preti, ‘la crisi della fede’ impone trasparenza.

Ferruccio Pinotti - Vaticano e massoneria
Quella del rapporto fra la libera muratoria e la Chiesa cattolica è una storia molto antica, che ha attraversato vicende alterne, in questo saggio dettagliatamente ricostruite. Dall'iniziale inconciliabilità fra Chiesa e massoneria sancita da Clemente XII all'iscrizione di numerosi prelati in diverse logge di vari paesi fino all'atteggiamento cauto e prudente di Francesco.

Adele Orioli - Obbligo facoltativo: il Catechismo sui banchi di scuola 
Quando è stata pensata – durante il Ventennio – la famigerata ‘ora di religione’ (che alla primaria sono per la verità due) era l'insegnamento di quella che all’epoca era la religione di Stato. Con la revisione del Concordato del 1984 il nostro è diventato almeno sulla Carta un paese laico, ma invece di cogliere l'occasione per abolirla, è stato creato un mostro giuridico, con insegnanti selezionati dal vescovo e pagati dallo Stato, scelte facoltative che di fatto sono obbligatorie, contenuti confessionali invece che storico-critici. In quella che dovrebbe essere una scuola laica, pluralista e aperta a tutti.

Claudia Fanti - La teologia della liberazione non è più un'eresia
Nata in America Latina come frutto di una rilettura del Concilio Vaticano II a partire dagli ultimi, la Teologia della liberazione non ha avuto vita facile. Invisa a Giovanni Paolo II per aver adottato gli strumenti dell’analisi marxiana della storia, non ha avuto sorti migliori con Benedetto XVI. È con papa Francesco che cessa di essere un’eresia e ha termine l’assedio mantenuto verso i suoi esponenti. Ma bastano i gesti di Bergoglio per concludere che la Chiesa abbia fatto propria la radicalità dell’opzione per i poveri che è il nucleo di questa teologia?

Raffaele Carcano - Cara Chiesa, ma quanto ci costi!
Dall’insegnamento della religione cattolica all’8xmille, dalle esenzioni sugli immobili alle spese per i cappellani militari e ospedalieri il conto che la Chiesa cattolica presenta ogni anno allo Stato è piuttosto salato. Impossibile però determinare la cifra precisa a meno di non mettersi a spulciare ogni capitolo di spesa di ogni singola branca della pubblica amministrazione. Chi ci ha provato ipotizza si possa aggirare intorno ai 6 miliardi di euro annui. E sotto il papa che ama invocare una Chiesa povera per i poveri non è cambiata una virgola.

Francesco Peloso - Quanto è ricca la Chiesa ‘dei poveri’?
Conoscere l'ammontare reale e complessivo del patrimonio della Chiesa cattolica è impresa molto ardua. Fra diocesi, istituti religiosi, fondazioni, scuole, cliniche, ospedali, università, enti vari, le voci da considerare sono tantissime. Ma l'ostacolo maggiore rimane l'assoluta mancanza di trasparenza dei bilanci vaticani, nonostante alcuni timidi tentativi fatti soprattutto per evitare la bancarotta di alcuni enti. E naturalmente il cuore rimane un enorme patrimonio immobiliare ¬ spesso esentasse ¬ in giro per il mondo. 

Cecilia M. Calamani - Stampa asservita e comunicazione vaticana
"Sopire, troncare, padre molto reverendo, troncare, sopire", suggerisce il Conte Zio al padre provinciale nei Promessi Sposi. E proprio questo sembra essere il cuore della nuova strategia comunicativa di papa Francesco: evitare gli argomenti spinosi, rimanere sul vago, scaricare il barile sul giudizio di Dio (il famigerato ‘Chi sono io per giudicare un gay?’) e, allo stesso tempo, non toccare di una virgola la dottrina. Un’operazione perfettamente riuscita, visto che Bergoglio può contare sull'asservimento di quasi tutta la stampa 'laica' e della stragrande maggioranza del mondo cattolico.

SAGGIO

Emiliano Fittipaldi - L’altro Francesco
Quando si parla di papa Francesco è notevole la distanza tra la realtà dei fatti e il racconto veicolato dalla propaganda vaticana e ripreso acriticamente dalla stragrande maggioranza dei media nazionali e internazionali. Al di là della narrazione esegetica tesa a farne un sant(in)o, il governo di Bergoglio in questi primi cinque anni di pontificato ha mostrato anche sviste, errori, scandali, per opere e omissioni, e profonde contraddizioni che hanno minato le riforme per le quali era stato eletto in Conclave: dalla riforma finanziaria a quella della Curia romana fino alla lotta alla pedofilia.

ICEBERG 4 - conventi e seminari

don Vitaliano Della Sala - La mala educación dei seminari
Entrato in seminario a 11 anni, don Vitaliano Della Sala ne viene espulso per la prima volta a diciassette: ‘Mi sembrò che fosse l’intero mondo a precipitarmi addosso’, racconta in queste pagine in cui ripercorre quegli anni trascorsi in quel piccolo mondo antico fatto di profumo di incenso e odore di muffa. Anni di formazione in cui, in vista del sacerdozio, gli viene insegnata l’estraneità al suo corpo e la sottomissione alle decisioni dei superiori: nessuna possibilità di discutere e di pensare. Un sistema che non tira fuori il meglio di una persona, ma ‘gli ficca dentro il caos’ e congela la sessualità. Anziché insegnare, con Sant’Agostino: ‘Ama e fa ciò che vuoi’.

Selene Zorzi - Perché ho lasciato la vita monastica
Vent’anni in monastero tra preghiere, studio e contatto quotidiano con la Bibbia. E poi la decisione di uscirne, per continuare a evolvere, a crescere, a cercare, mentre rimanere avrebbe significato restare ferma. Il racconto senza filtri di una ex monaca benedettina che di quegli anni conserva bei ricordi – ‘devo tutta la costruzione della mia personalità spirituale alla liturgia, alle relazioni con personalità di grande rilievo del movimento di riforma post-conciliare, al lavoro di ricerca e di studio’ – ma anche la consapevolezza che il monastero può mutarsi in luogo di sclerotizzazione umana.

FUORISACCO 1

Ennio Cavalli - Hai sparato quel giorno? Cronache dagli anni di piombo
Erano anni in cui ci si guardava sempre le spalle, in cui chiunque poteva facilmente diventare simbolo dello ‘Stato borghese’, dei ‘padroni’, uno di quelli da colpire per educarne cento, magari gambizzandoli. Una pratica che induceva nella vittima un dolore atroce, al punto che qualcuno  morì d'infarto. Anche i giornalisti erano nel mirino, soprattutto quelli ‘di regime’ che lavoravano in Rai, come era allora il poeta Ennio Cavalli. Che in queste pagine ricostruisce quegli anni sospesi fra ‘disincanto e sgomento’ e racconta gli incontri, molto tempo dopo, con alcuni ex brigatisti a casa dell'amico Erri De Luca.

FUORISACCO 2

Zygmunt Bauman in conversazione con Wlodek Goldkorn - La sinistra al tempo del pensiero unico
Ormai da molti anni è la destra, con la benevola tolleranza della sinistra, a dettare l’agenda politica. Ancor di più, è la destra a definire i confini stessi del pensabile, restringendo le opzioni ideali e impedendo anche solo di immaginare altri mondi possIbili. Il thatcheriano ‘there is no alternative’ ha trionfato, e la sinistra si limita oggi a sperare che la destra faccia male quel che promette in modo da convincere gli elettori di saperlo fare meglio lei.




permalink | inviato da fiordistella il 7/6/2018 alle 15:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


31 maggio 2018

NON SIAMO INDIPENDENTI

  • NON SIAMO INDIPENDENTI. QUAL È LA NOVITÀ?

  • Come al solito, ci concentriamo sui protagonisti, analizzando la politica con le stesse modalità con cui valuteremmo una soap opera.

  • Probabilmente, è una tendenza inevitabile. Qualcuno dà la colpa ai talk show, ma chiunque si sia occupato di comunicazione (o di letteratura) sa che i personaggi sono sempre stati più intriganti dei concetti, in qualunque narrazione.

  • Il racconto della vita pubblica non fa eccezione.

  • Ma proprio per questo è necessario ribadire un principio: in politica gli uomini contano, ma conta ancora di più il contesto in cui si muovono.

  • Vale, naturalmente, anche per quest'ultima crisi italiana; e sul punto occorre, forse, aggiungere qualcosa.

  • Se il problema della "sovranità limitata" derivasse dall'arrendevolezza dell'attuale Capo dello Stato nei confronti delle pressioni internazionali, i cosiddetti sovranisti avrebbero gioco facile: scaduto il settennato, o sostituito anzitempo il Presidente (qualcuno continua a sperare), vedremmo magicamente rinnovata l'autonomia della Repubblica.

  • Basterebbe eleggere un Presidente "del popolo", evitando il "solito amico dei poteri forti".

  • Uno scenario semplice come uno slogan.

  • Già, come uno slogan.

  • Invece, a dispetto delle semplificazioni strumentali e dei personalismi di cui sopra, il fenomeno della "sovranità limitata" (che esiste) non è questione di individui, ma di sistema.

  • Mi spiego: l'Italia non è "totalmente indipendente" per il semplice fatto che, nel mondo contemporaneo, nessuno lo è.

  • Nell'era della globalizzazione compiuta, i mercati sono strettamente (e fatalmente) interconnessi.

  • Lo si dice spesso, ed è vero.

  • Ciò significa che, nel caso fallisse un'economia di grandi o medie dimensioni, in qualsiasi parte del Pianeta, il tracollo si ripercuoterebbe su tutti, con effetti potenzialmente devastanti per la maggior parte dei popoli.

  • Insomma, oggi come oggi, se un tassello vacilla, cadono tutti. Come in un domino.

  • Può non piacere, ma è lo stato delle cose.

  • È quindi evidente che i vari attori in gioco abbiano tutto l'interesse ad avere dei partner che siano (e si dimostrino) completamente affidabili.

  • Il libero flusso delle merci e dei capitali è stato un "investimento" comune, che ha prodotto enormi benefici di crescita, ma che comporta anche delle responsabilità.

  • Delle responsabilità comuni, che richiedono una gestione condivisa: nessuno si illuda di poter fare da solo.

  • C'è, però, dell'altro: l'Italia è effettivamente meno autonoma rispetto ad altri Paesi.

  • Per via di una congiura?

  • No, a causa delle sue debolezze strutturali.

  • Gli Stati che mirano ad assicurare adeguati livelli di welfare (anche per scongiurare tensioni sociali) si trovano, nella stragrande maggioranza dei casi, nella necessità di reperire, sui mercati internazionali, fondi ulteriori rispetto a quelli che producono.

  • Insomma, devono chiedere dei prestiti (proprio come fanno le persone).

  • Se i debiti vanno oltre una certa soglia, che varia a seconda della capacità del Paese di creare ricchezza, è chiaro che quest'ultimo si trovi a essere sempre più assoggettato a chi gli presta denaro.

  • Ecco: il nostro debito è stratosferico, e da più di 40 anni continua a salire (anche se promettiamo continuamente, ai nostri "soci", di ridurlo).

  • Capito perché non siamo più in grado di fare come ci pare?

  • L'assunto è semplice, e riguarda sia le Nazioni che gli individui: se si è forti, si è liberi. Se si è deboli, l'unica speranza è di unirsi ad altri, per diventare forti (e quindi liberi).

  • È il motivo per cui si è sviluppato, nell'ultima parte del Novecento, il grande sogno di un'Europa unita: una lega che ci avrebbe permesso di non essere alla mercè di fondi di investimento e banche d'affari.

  • Ma hanno prevalso gli egoismi nazionali (da parte di tutti) e il progetto si è arenato, trasformandosi in qualcosa di diverso rispetto a quanto si era pensato e sperato.

  • È dunque il momento della domanda dalle cento pistole: possiamo dire no alle "ingerenze"?

  • Certo. Ma l'esito sarebbe, con ogni probabilità, la chiusura dei rubinetti di valuta, e conseguentemente il default; che è una bella parola, finché non si traduce in licenziamenti del pubblico impiego, riduzione delle pensioni, prelievo forzoso sui conti correnti e impossibilità di accedere ai mutui.

  • Perciò, se volete prendetevela col Presidente Mattarella, fate pure. Ma non sarà cambiando l'inquilino del Quirinale che modificheremo la realtà.

  • Un'alternativa di lungo periodo, sia chiaro, ci sarebbe: una politica responsabile, che punti alla riduzione del debito a tasse invariate.

  • Una prospettiva possibile, ma solo a patto di essere davvero indipendenti.

  • Indipendenti dai nostri egoismi, dalle illusioni e dalle facili risposte.




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30 maggio 2018

Nulla ci fermerà

Non riesco a commentare, ma vi saluto caramente comunque, Diana e Luigi.


Ciao, belli :-)




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27 maggio 2018

BEGONIE

L'immagine può contenere: fiore e testo




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27 maggio 2018

PETUNIA

L'immagine può contenere: pianta, fiore, spazio all'aperto e natura




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12 maggio 2018

LIMES

https://youtu.be/50AySxJ9VbQ


Carta di Laura Canali, 2017




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22 aprile 2018

GATTI

Rousseau: "Vi piacciono i gatti?".
Boswell: "No".
Rousseau: "Ne ero sicuro. È un segno del carattere. In questo avete l'istinto umano del dispotismo. Agli uomini non piacciono i gatti perché il gatto è libero e non si adatterà mai a essere schiavo. Non fa nulla su vostro ordine, come fanno altri animali".
Boswell: "Nemmeno una gallina, obbedisce agli ordini".
Rousseau: "Vi obbedirebbe, se sapeste farvi capire da essa. Un gatto vi capisce benissimo, ma non vi obbedisce"
(Jean Jacques Rosseau)


Nessun testo alternativo automatico disponibile.




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17 aprile 2018

BOH!

Prostituzione: note su un dibattito che non trova sintesi


Già nell'Ottocento le femministe hanno iniziato a discutere, e a dividersi, sul tema della prostituzione. Da un lato chi, in nome dell'autodeterminazione delle donne, vuole regolamentare il fenomeno, dall'altro chi, ritenendo che dietro la prostituzione si celi sempre una qualche forma di sfruttamento, pensa a norme punitive. Un dibattito che, a partire dalla Merlin del 1958, si snoda anche attraverso varie proposte di legge.

di Maria Concetta Tringali

Se la prostituzione è fenomeno antico, tutt’altro che sopito è il dibattito attorno al tema, che spacca il paese e divide persino le femministe. L’Istat nel rendere noto, a ottobre scorso, il report dell’indagine condotta sul sommerso per gli anni 2012-2015, rileva che i servizi di prostituzione realizzano un valore aggiunto pari a 3,6 miliardi di euro - ossia poco meno del 25% dell’insieme delle attività illegali - e consumi per circa 4 miliardi di euro [1]. Il dato è confermato dall’Ufficio Studi della CGIA [2]. 
Il Codacons ci consegna un aumento dei clienti, che hanno raggiunto quota tre milioni, così come delle prostitute, passate da 70.000 a circa 90.000. Nemmeno la crisi economica ha intaccato il fatturato della prostituzione che risulta cresciuto del 25,8% (passando dai 2,86 miliardi di euro del 2007 ai 3,9 miliardi di euro annui del 2016) [3]. 

Si converrà che il fenomeno presenta molteplici piani di lettura. Intanto quello giuridico, dove la questione non sembra trovare pace. 
È del 7 marzo scorso la decisione con cui il Tribunale di Catania solleva questione di legittimità costituzionale della legge Merlin citando un precedente datato 6 febbraio. In quella occasione era stata la Terza Sezione penale della Corte di Appello di Bari a ritenere di dover sottoporre al vaglio della Consulta l’art. 3 di quella legge [4]. In premessa i giudici di Bari sono quasi portatori di un’urgenza di chiarezza: «Il fenomeno sociale della prostituzione professionale delle escort costituisce la novità che richiede un nuovo vaglio di costituzionalità della legge Merlin». Quello che bisogna comprendere in diritto è se sia reato reclutare e favorire la prostituzione, volontariamente e consapevolmente esercitata. All’origine di questa decisione sta la vicenda processuale che coinvolge Berlusconi, per via delle «cene eleganti» consumate tra il 2008 e il 2009 alle quali parteciparono una trentina di donne, contattate e accompagnate presso gli appartamenti dell’allora Presidente del Consiglio da quel Gianpaolo Tarantini considerato il re delle protesi sanitarie (già condannato dal giudice di prime cure a sette anni e dieci mesi, per reclutamento e favoreggiamento della prostituzione). 

La domanda di fondo è se la legge Merlin confligga o meno con la libertà di autodeterminazione sessuale. Va ricordato che in argomento c’è già una presa di posizione della Corte Costituzionale del 1987 che ritiene la sessualità «uno degli essenziali modi di espressione della persona umana» con la conseguenza che «il diritto di disporne liberamente è senza dubbio un diritto soggettivo assoluto» tutelato dall’articolo 2 [5].

E se i profili giuridici della questione sono tutt’altro che delineati e il confine del penalmente rilevante rimane così sfocato, spostando la riflessione sul piano del dibattito politico il risultato non cambia. In Italia la regolamentazione della prostituzione ha sollevato sin dalla sua istituzione vivo dissenso in molte personalità impegnate nella causa dell'emancipazione femminile. Si eccepiva che la dignità della donna rimanesse mortificata già a causa della sua registrazione come prostituta nelle liste della polizia. Allo stesso modo, non si accettava l’idea di consentire una prostituzione di Stato intesa quale male minore, teso a evitare abusi più gravi che sarebbero derivati da istinti altrimenti repressi. Anche la tutela della salute pubblica risultava, poi, argomento debole poiché spesso sconfessato dai fatti in quanto, se è vero che le donne venivano sottoposte a controlli periodici, non altrettanto accadeva con i clienti. Già Anna Maria Mozzoni, pioniera del femminismo, intorno al 1877 - in occasione del Congresso di Ginevra che aveva come obiettivo l’abolizione delle norme sulla prostituzione - riconosceva quale causa della “indegna schiavitù” l'inopportuna condizione lavorativa e sociale che relegava le donne in una posizione di subordinazione e di arretratezza. 

Modelli a confronto

L’Europa dei giorni nostri oscilla tra due modelli a confronto, quelli di Germania e Svezia.
La proposta di risoluzione del Parlamento europeo elaborata dalla Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, a firma della relatrice Mary Honeyball, e approvata nel gennaio 2014, definisce la prostituzione «una forma di violenza contro le donne e una violazione della dignità umana e della parità di genere» [6]. L’atto fa di più e invita gli Stati dell’UE ad adottare il “modello nordico”. E analizza la situazione della Svezia che ha modificato la sua legge in materia di prostituzione nel 1999, vietando al cliente l'acquisto di sesso. Conclude che il numero di persone che si prostituiscono risulta essere un decimo rispetto a quello della vicina Danimarca, paese nel quale acquistare sesso è invece legale. «Raccomandando di considerare colpevole l'acquirente, ossia l'uomo che compra servizi sessuali, anziché la prostituta, il presente testo costituisce un altro passo sul cammino che porta alla totale parità di genere nell'Unione europea» [7].

Sull’argine opposto c’è l’esperienza tedesca che in quindici anni si è sedimentata sulla legalizzazione e sulla depenalizzazione del favoreggiamento e che però dal 2003 ha fatto registrare un netto incremento - almeno del 30% - delle vittime di tratta. Case chiuse come aziende, dove le donne continuano ad essere schiave [8]. «Contrariamente alla Svezia, 15 anni fa, la Germania scelse di legalizzare la prostituzione senza alcuna regolamentazione finendo per creare l’inferno in terra». Così si è espressa Ingeborg Kraus, psicoterapeuta, alla Conferenza sul mercato del sesso organizzata da TALITA il 2 ottobre 2017 [9] «La Germania è diventata il bordello d’Europa – ha continuato l’attivista, esperta in psicologia clinica e psicologia del trauma - ma non sacrificando le sue donne. Oggi approssimativamente il 90% delle prostitute viene infatti dall’estero, principalmente dei paesi europei più poveri, come Bulgaria e Romania». Ma la questione di fondo è - e rimane - una questione di principio. «Quando pensiamo alla legalizzazione della prostituzione dobbiamo porre a noi stessi, innanzitutto, una domanda chiave: la vagina può essere usata come uno strumento di lavoro? Dal punto di vista medico non è possibile (…). Non è un gioco, Signori e Signore! Al World Congress of Women’s Mental Health, tenutosi a Dublino l’anno scorso, il messaggio era chiaro: lo sviluppo sano e sostenibile di una società dipende dalla salute mentale delle donne. E la salute mentale delle donne è direttamente connessa al rispetto dei loro diritti». 

Nel delineare questo quadro non si può prescindere dalle associazioni, schierate tra favorevoli e contrarie alla depenalizzazione. Chi chiede un approccio differente e che rispetti il punto di vista delle sex workers, dalle pagina del Fatto quotidiano, è il Comitato per i diritti civili delle prostitute, che distingue tra sex worker e vittima di tratta e sfruttamento sessuale [10]. Sono per il “no” soggetti storici del femminismo quale l’UDI (che nasce nel 1944-45), nonché comitati e associazioni femminili, tra i quali il Comitato per l’applicazione della legge n.75/58, costituitosi nel 2015. 

Da quelle realtà che operano sul territorio provengono fotografie ravvicinate del fenomeno. Ci sono le 150 vittime di tratta assistite nel 2016 in strutture e famiglie dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, che in un report dà conto di avere liberato più di 7.000 vittime dallo sfruttamento sessuale. I numeri della Comunità correggono peraltro al rialzo le stime ufficiali: in Italia sarebbero infatti fra le 75.000 e le 120.000 le ragazze vittime di prostituzione; il 65% in strada; il 37% minorenne. Quelle testimonianze e quei rilevamenti, confluiti nella Relazione finale della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere approvata nel mese di febbraio, sono confermati dai dati raccolti dal Servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) e rendono evidente la portata del fenomeno della tratta che determina l’arrivo in Europa di donne richiedenti asilo di prevalente nazionalità nigeriana, spesso minorenni [11]. 

Ma nel Belpaese, qual è la produzione normativa? 

In Parlamento, tra il 2013 e il 2017, Camera e Senato della Repubblica contano una quindicina di progetti di legge sull’argomento. 

Risale al marzo 2013 una proposta a firma Murer che si prefigge tra le prime una forma di regolamentazione che serva a inibire i conflitti sociali, poggiando sulla tecnica d’intervento della zonizzazione «da non confondere - si legge nel provvedimento - con i quartieri a luci rosse» [12]. E sì perché anche a livello locale il tema tiene banco. E città come Milano, Roma e Venezia hanno raccolto negli ultimi decenni diverse mozioni, sottoposte al vaglio dei rispettivi consigli comunali, tese alla destinazione di luoghi specifici dell’area urbana all’esercizio del sesso a pagamento. Molti tuttavia non ci stanno. Ma il Parlamento sembra possibilista. Su proposta di Monica Cirinnà si rintraccia il disegno di legge al Senato che, sempre nel 2013, sceglie due strategie parallele: «La decriminalizzazione dell’adescamento e del favoreggiamento da un lato, l’individuazione di regole minime che indichino dove si può e dove non si può esercitare dall’altro». La strada indicata sembra quella della mediazione dei conflitti [13]. Si arriva fino a prevedere la comunicazione di avvio dell’attività presso le Camere di Commercio, con il pagamento degli oboli conseguenti. 

A firma Calipari la proposta alla Camera, ancora del 2013, che si concentra su come «garantire il diritto di autodeterminazione sessuale dei cittadini e, contemporaneamente, il loro diritto alla tranquillità e alla libertà di movimento, senza tuttavia dimenticare di offrire alle donne, costrette a prostituirsi a causa di circostanze difficili della vita, la possibilità di cambiare vita» [14]. 

Porta il nome del senatore Razzi il disegno del marzo 2014 che intende disciplinare il fenomeno tramite «l’introduzione dell’attività di operatore di assistenza sessuale (OAS)» [15]. Del dicembre 2014, la proposta di legge Vargiu e altri mira al superamento della Merlin e, spingendosi fino alla previsione di tassare l’attività, prevede la destinazione del 70% del gettito fiscale ai comuni [16]. Sulla stessa linea, nel 2015, la proposta alla Camera a firma Turco e altri, che auspica l’intervento di operatori sociali e mediatori culturali nonché dei comuni, dei servizi di igiene e dei distretti socio-sanitari. Anche qui l’idea è comunque quella di individuare «aree dedicate» [17].

È datata 2015 e si deve al deputato Catalano, la proposta che si indirizza verso il superamento definitivo della legge n. 75 del 1958, sul presupposto della prostituzione “moderna” esercitata «in una nuova forma, estranea agli ordinari circuiti e autogestita tramite social network, annunci online e altri strumenti telematici». Il disegno di legge parla di sex worker [18]. 

Sul fronte opposto, frutto forse di un più recente e mutato dibattito parlamentare, è invece il disegno di legge a firma dei senatori Maturani più altri che nel marzo 2015 si fa promotore di un approccio duplice. C’è una rottura con le precedenti elaborazioni normative e si va verso l’individuazione «da un lato, di un complesso di misure penali dirette a colpire le forme di sfruttamento coatto, e, dall’altro, di interventi di carattere sociale volti ad aiutare le vittime della prostituzione» [19]. Nel giugno 2016, la deputata piddina Caterina Bini deposita, insieme ad altri, un progetto che mira alla introduzione di sanzioni per chi si avvale delle prestazioni sessuali. La relazione richiama espressamente il modello dei paesi nordici [20]. Sulla medesima linea d’intervento, al Senato, il disegno di legge della senatrice Puglisi dell’ottobre 2016 [21], come pure quello a firma Giovanardi, del novembre dello stesso anno [22]. Dei tre provvedimenti si rintraccia un precedente già nel luglio 2014, con la proposta di legge tra gli altri sottoscritta da Buttiglione e rivolta all’inserimento nel codice penale dell’articolo 602-quinquies concernente proprio il divieto di acquisto di servizi sessuali [23]. Analoga prospettiva, quella del disegno di legge nato dall’iniziativa del senatore Romano, datato maggio 2015 [24].

Il contributo più recente sul tema risale invece al settembre 2017, a nome della deputata Spadoni che si caratterizza intanto perché scaturito dalla piattaforma Rousseau e dunque dalla partecipazione attraverso votazioni online dei cittadini aderenti al Movimento 5 Stelle [25]. Qui la proposta torna a scivolare sul piano della coesistenza «di vittime che vanno tutelate e salvaguardate e al tempo stesso, di persone che vogliono svolgere un’attività professionale, autorizzata e riconosciuta ai sensi di legge. Far emergere la prostituzione regolandone l’accesso e l’attività».

Da ultimo, una nota a parte la merita forse la posizione assunta sull’argomento dalla neopresidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Siamo nel marzo 2014 e l’attuale seconda carica dello Stato è, con Alessandra Mussolini, fra i firmatari del disegno di legge n. 1379. Sul presupposto degli «insanabili vizi» della normativa che aveva abolito le case chiuse, Casellati innesta la necessità di uno schema nuovo che è tuttavia un ritorno al passato e, tra i modelli, sceglie il neoregolamentarismo. In esso la prostituzione viene «legalizzata attraverso la previsione di regole non discriminatorie, che consentono di controllare il fenomeno, restituendo dignità e diritti ai soggetti che si prostituiscono». Il disegno di legge di Casellati è chiaro su un punto: «La prostituzione diventa un’attività pienamente lecita. Chi si prostituisce è tenuto al pagamento delle tasse e degli oneri previdenziali e assistenziali. Il divieto generale di esercitare la prostituzione in case o altri luoghi chiusi viene sostituito dal divieto di esercitare la prostituzione in luoghi pubblici o aperti o esposti al pubblico. Il compito di stabilire le condizioni per l’esercizio della prostituzione al chiuso viene demandato nel rispetto di alcuni principi inderogabili fissati dalla legge ai singoli comuni. Ai medesimi enti spetta anche la tenuta del “Registro delle persone che esercitano la prostituzione”» [26]. 
Questa la sintesi di un dibattito ancora infuocato. Mentre sullo sfondo permane l’attacco – che rende ancora il senso della centralità di quel provvedimento – alla legge che porta il nome della senatrice socialista che pochi ricordano esser stata, da Costituente, l’unica voce a imporre una scrittura femminista dell’art. 3 della Costituzione che recita oggi come tutti i cittadini abbiano pari dignità sociale e siano eguali davanti alla legge «senza distinzione di sesso» [27]. 

NOTE

[1] https://www.istat.it/it/files/2017/10/Economia-non osservata_2017.pdf?title=Economia+non+osservata+-+11%2Fott%2F2017+-+Economia+non+osservata_2017.pdf
[2] http://www.cgiamestre.com/gli-italiani-spendono-19-mld-lanno-in-attivita-illegali/
[3] https://codacons.it/la-prostituzione-fattura-39-miliardi/
[4] http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1958-03-04&atto.codiceRedazionale=058U0075&elenco30giorni=false
[5] http://www.giurcost.org/decisioni/1987/0561s-87.html
[6] http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+REPORT+A7-2014-0071+0+DOC+XML+V0//IT#title6 
[7] http://www.linkiesta.it/it/article/2015/10/20/legalizzazione-della-prostituzione-le-ragioni-di-chi-dice-no/27852/
[8] https://ec.europa.eu/anti-trafficking/publications/does-legalized-prostitution-increase-human-trafficking_en
[9] http://www.trauma-and-prostitution.eu/en/2017/10/11/abolition-means-love/; http://www.resistenzafemminista.it/la-prostituzione-deve-essere-abolita/
[10] http://www.lucciole.org/component/option,com_frontpage/Itemid,1/; https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/20/le-sex-workers-non-vogliono-affatto-la-riapertura-delle-case-chiuse/4104460/
[11] http://www.udinazionale.org/blog-post-13.html; http://www.apg23.org/it/prostituzione/; http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=17&id=01066513&part=doc_dc-allegato_a&parse=no
[12] http://www.camera.it/leg17/126?idDocumento=381
[13] https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/299276.pdf
[14] http://www.camera.it/leg17/126?idDocumento=268
[15] https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/302162.pdf
[16] http://www.camera.it/leg17/126?idDocumento=2788 
[17] http://www.camera.it/leg17/995?sezione=documenti&tipoDoc=lavori_testo_pdl&idLegislatura=17&codice=17PDL0033171&back_to=http://www.camera.it/leg17/126?tab=2-e-leg=17-e-idDocumento=3180-e-sede=-e-tipo=
[18] http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0031830.pdf
[19] http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/FascicoloSchedeDDL/ebook/45433.pdf
[20] http://www.camera.it/leg17/126?idDocumento=3890
[21] http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/993386/index.html?stampa=si&spart=si&toc=no
[22] http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/995358/index.html?stampa=si&spart=si&toc=no
[23] https://es.scribd.com/document/240963372/PdL-Gigli-Introduzione-Art-602-Quinquies-Del-Cod-Penale-Concernente-Divieto-Di-Acquisto-Di-Servizi-Sessuali-e-Altre-Norme-in-Materia-Di-Prostituzion
[24] http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/915935/index.html?stampa=si&spart=si&toc=no
[25] http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0055340.pdf
[26] http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00752103.pdf[27] Elena Marinucci, 

(10 aprile 2018
)




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14 aprile 2018

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